PRONTO SOCCORSO DI SIRACUSA SENZA CLIMATIZZAZIONE: PAZIENTI E MEDICI NEL CALDO

All'ospedale Umberto I di Siracusa il Pronto soccorso è senza climatizzazione. A denunciarlo è l'Osservatorio civico, presieduto da Salvo Sorbello, che parla di «disfunzioni molto gravi» segnalate anche da organizzazioni sindacali: l'impianto non funziona nel Pronto soccorso e, secondo le segnalazioni raccolte, anche in altri reparti. Il tutto mentre la Sicilia è stretta nella morsa di temperature elevate e bollini rossi.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è questa: in un ospedale, il luogo dove si va quando il corpo cede, chi ha deciso che l'aria condizionata fosse un optional?

Il meccanismo

Il meccanismo è quello classico della sanità siciliana: la manutenzione che non arriva mai. Al problema ormai cronico delle lunghe attese al Pronto soccorso — pazienti su barelle nei corridoi, ore di attesa — si somma il malfunzionamento dell'impianto di climatizzazione, in piena estate, con l'ondata di calore che non risparmia nessuno. L'Osservatorio parla di un contesto «già gravato da carenze di organico e sovraffollamento»: medici e infermieri che lavorano in turni massacranti, dentro reparti che diventano forni. E quando la temperatura sale, sale anche il rischio clinico: il paziente fragile, l'anziano disidratato, il post-operatorio che non riesce a termoregolare. Ogni grado in più è una complicazione in più. Le soluzioni provvisorie — ventilatori, condizionatori portatili — non sono nemmeno state attivate: l'Osservatorio chiede «interventi urgenti», e la parola chiave è «senza ulteriori ritardi».

Le conseguenze per i deboli

Chi paga il conto è sempre lo stesso: chi non può permettersi una clinica privata. Chi entra dal Pronto soccorso dell'Umberto I — il lavoratore con la febbre, il pensionato con il dolore al petto, la famiglia con il bambino — si ritrova in una sala d'attesa senza aria, con il personale ridotto all'osso che cerca di fare miracoli. Il personale sanitario, denuncia l'Osservatorio, è «quotidianamente impegnato in un contesto già gravato da carenze di organico e sovraffollamento»: chi cura lavora nelle stesse condizioni di chi viene curato. L'ospedale pubblico di provincia è il punto dove la dimensione di classe diventa più visibile: la salute di chi ha i soldi è garantita, quella di chi non li ha dipende da un impianto di condizionamento che nessuno ripara da settimane.

La domanda