**Il Tribunale di Siracusa ha dichiarato illegittimo il pensionamento anticipato del dirigente medico Gaetano Fiore, in servizio al Day Hospital di Medicina dell'ospedale Umberto I, disposto dall'Asp nel dicembre 2024 per presunta inidoneità psichica.** A quasi quattro mesi dal decreto che ne ordina la reintegrazione, il medico resta fuori dall'azienda sanitaria: senza stipendio e senza le somme liquidate dal giudice a titolo di spese legali. Il Tribunale gli ha inoltre riconosciuto un decreto ingiuntivo esecutivo da 131.611 euro.
Non è un caso. È il meccanismo del potere che si difende: quando un dirigente scomodo alza la testa, la macchina amministrativa trova il modo di fermarlo. E la diagnosi arriva sempre al momento giusto.
Il meccanismo
La sequenza è sospetta nella sua precisione. Fiore aveva ottenuto il mantenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età, previsto per il 31 dicembre 2027, sulla base di un giudizio di idoneità del 7 settembre 2022. Nel maggio 2024 annuncia la candidatura alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine dei Medici di Siracusa. Poco dopo, con comunicazione del 20 giugno 2024, l'Asp lo convoca a una nuova visita di idoneità, benché non sia ancora trascorso il termine biennale previsto tra un accertamento e l'altro. Il 19 luglio arriva la sospensione dal servizio e un giudizio di inidoneità temporanea di 120 giorni; lo Spresal la ridetermina in 60 giorni. A novembre nuove valutazioni, il 14 dicembre la delibera di collocamento a riposo con decorrenza dal 1° gennaio 2025. Il ricorso d'urgenza viene respinto a febbraio, ma il reclamo al Collegio ribalta tutto: la consulenza tecnica d'ufficio del professor Filippo Drago esclude qualsiasi patologia psichiatrica in atto o pregressa.
Le conseguenze per i deboli
Il medico non è un caso isolato: è il simbolo di chi, dentro la sanità pubblica, prova a contare qualcosa. Se un dirigente può essere eliminato con una diagnosi di comodo, cosa può succedere a un infermiere, a un operatore, a chi denuncia un errore? L'ospedale Umberto I perde un medico che il giudice ha giudicato sano, i pazienti perdono un servizio, e la collettività paga: gli stipendi che l'Asp risparmia oggi diventano spese legali, risarcimenti e sfiducia domani. Chi ci guadagna? Chi ha voluto quel pensionamento, e chi oggi si trova un posto libero dove collocare qualcun altro.