**Mentre la città annega nella sete, la Procura di Agrigento ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a 23 persone e 8 società.** Il reato più grave — associazione a delinquere con ruolo di promotore — è contestato a Roberto Di Mauro, 70 anni, ex assessore regionale all'Energia: secondo gli inquirenti sarebbe il cardine di un sistema capace di pilotare i lavori pubblici sul territorio. L'appalto finito nel mirino è quello per il rifacimento della rete idrica di Agrigento, la cui prima tranche è stata affidata da Aica, l'azienda idrica dei comuni agrigentini, stazione appaltante del progetto.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: che senso ha un sistema di mazzette su una rete idrica che non dà acqua? Il paradosso è perfetto: si paga per rubare su un servizio che già non funziona.

Il meccanismo

Secondo la ricostruzione della Procura, l'associazione serviva a orientare l'assegnazione dei lavori pubblici in favore di determinate imprese, in cambio di somme di denaro o altre utilità. Il ventaglio degli indagati è ampio: dirigenti comunali, ex consiglieri provinciali, tecnici, imprenditori, da Licata a Favara, da Catania a Bagheria. Otto le società coinvolte, da Maletto a Modugno, da Galatone a Favara. La rete idrica agrigentina — quella stessa rete che lascia i rubinetti a secco — diventava così una miniera: più l'acqua manca, più i lavori si promettono, più le tangenti girano. E chi avrebbe dovuto vigilare, secondo l'accusa, stava dall'altra parte del tavolo, a decidere chi doveva vincere e chi doveva restare fuori.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono i cittadini di Agrigento: le bollette, i razionamenti, le attese infinite, l'acqua in bottiglia comprata a proprie spese. Ogni euro di mazzetta è un euro di tubature che non si aggiustano, di perdite che non si chiudono, di depuratori che non partono. È la dimensione classica del saccheggio: chi sta in alto si arricchisce sull'emergenza, chi sta in basso aspetta l'autobotte. E quando l'acqua pubblica è malata, la prima vittima è sempre chi non può permettersi alternative: il pensionato, la famiglia, il piccolo commerciante che chiude la saracinesca.

La domanda