**Quattrocentomila euro da restituire alla città: questo il racconto. La realtà, firmata dal Collegio dei Revisori, dice altro.** Il parere n. 37/2026, datato 11 maggio 2026 e firmato da Vetrano, Lonero e Robino, qualifica i 402.447,46 euro come «economia di spesa complessiva» al 31 marzo 2026: non denaro depositato e pronto all'uso, ma la differenza tra quanto era stato programmato e quanto era stato effettivamente speso. Un minor esborso, non un incasso. E il quadro patrimoniale viaggia in direzione opposta: attività per 724.333,89 euro contro passività per 761.955,72, una perdita di periodo di 37.621,83 euro, patrimonio netto negativo.

Non è un caso. È il meccanismo con cui l'ente pubblico racconta i propri fallimenti: trasformare un buco in un tesoretto, la Fata Morgana della contabilità. Mentre il sindaco Michele Sodano preme per liquidare in fretta e la minoranza chiede lo scioglimento, nessuno racconta la parte scomoda del documento.

Il meccanismo

Il documento esiste, è datato, è firmato. I debiti verso i fornitori superano i 550 mila euro, quelli tributari superano i 62 mila, i debiti previdenziali si sommano ai 267 mila euro dovuti ai soci fondatori: oltre 850 mila euro di esposizione complessiva da onorare prima di parlare di residui. Ma il dettaglio che ribalta tutto è un altro: dalla convenzione tra Comune e Fondazione risulta una differenza di 316.619,89 euro tra gli impegni assunti dal Comune e le erogazioni effettivamente disposte. Tradotto: non è la Fondazione che deve restituire denaro alla città — è il Comune che deve ancora versare. In una liquidazione con netto negativo, quella posta serve a coprire i creditori, non a finanziare eventi. Lo scrive lo stesso Collegio, che chiede al Settore Finanziario una ricognizione delle partite contabili per rappresentare gli eventuali oneri residui a carico dell'amministrazione.

Le conseguenze per i deboli

I fornitori aspettano: chi ha allestito, stampato, lavorato per la Capitale della Cultura 2025 attende fatture che non arrivano. I creditori — piccole imprese, artigiani, professionisti — sono l'anello debole di una catena costruita sull'immagine. E la città, che aveva creduto al miraggio, si ritrova con un patrimonio netto negativo e con il rischio concreto che gli oneri residui ricadano sulle casse comunali. Chi ci guadagna? Chi ha gestito la Fondazione, mentre il conto lo pagano i contribuenti di Agrigento e i fornitori che non vedono un euro.

La domanda