**Un euro per ogni cassetta di arance raccolta. Settanta ore di lavoro a settimana, senza un giorno di riposo. Alloggi fatiscenti, senza luce e senza acqua.** Quattro cittadini romeni sono finiti sotto inchiesta: per uno il Gip ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, per gli altri tre l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le misure, chieste dalla Procura di Enna, sono state eseguite dai carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro di Catania e dai carabinieri di Paternò.
Non è un caso isolato. È il meccanismo del caporalato che continua a funzionare identico a sé stesso: reclutare uomini in stato di bisogno, pagarli a cottimo, tenerli in condizioni degradanti. Solo che questa volta, tra Enna e Regalbuto, qualcuno ha detto basta.
Il meccanismo
I fatti contestati vanno da gennaio a maggio 2024. Secondo l'accusa, i quattro indagati reclutavano, organizzavano e impiegavano cittadini stranieri irregolari, in grave stato di bisogno, nelle aziende agricole del territorio tra Enna e Regalbuto, area ricca di agrumeti. La paga era a cottimo: circa un euro a cassetta. Il ritmo era quello imposto con violenze e minacce ripetute, con turni fino a settanta ore settimanali senza riposo. Il ruolo di datore di lavoro sarebbe stato svolto dall'uomo posto agli arresti domiciliari; gli altri tre controllavano i lavoratori, imponevano ritmi e orari insostenibili e gestivano l'alloggio fatiscente. Dalle esigue paghe trattenevano persino l'affitto. A rompere il silenzio sono stati quattro cittadini marocchini, sostenuti dall'associazione Penelope, che oggi possono beneficiare del permesso di soggiorno.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga il conto è sempre lo stesso: chi arriva in Sicilia senza documenti, senza alternative, con la fame addosso. Un euro a cassetta significa che per guadagnare cento euro bisogna riempire cento cassette, sotto il sole, per settimane, senza un giorno di riposo, dormendo in locali senza luce e acqua. E chi denuncia rischia tutto: per questo la denuncia arriva solo da chi ha qualcuno al fianco. L'agricoltura dell'Isola, che si riempie la bocca di prodotto d'eccellenza, regge su questa schiavitù moderna. I caporali guadagnano sulla pelle di chi non ha voce, e i consumatori comprano arance a un prezzo che non racconta il sangue versato per raccoglierle.