Al Vermexio — palazzo del Consiglio comunale di Siracusa — la maggioranza ha ritrovato i numeri. I 7 consiglieri di Grande Sicilia hanno votato la presa d'atto del debito fuori bilancio con Edison: poco più di un milione di euro. Ma l'unità politica è ancora lontana.

Il voto sul debito Edison non è una normale pratica amministrativa. È la cartina di tornasole di una maggioranza che da settimane si consuma in uno snervante tiro alla fune tra il gruppo del sindaco Francesco Italia e gli alleati di Grande Sicilia-Mpa. Il derby si è chiuso 2-0 per il primo cittadino, ma è solo il risultato della gara d'andata.

Il gioco delle poltrone al Vermexio segue una regola non scritta: ogni voto è una trattativa, ogni astensione un avvertimento, ogni assenza strategica un colpo di teatro. Quando il numero legale viene meno, la maggioranza non può deliberare e le pratiche si accumulano. La capogruppo Porto ha motivato il voto di Grande Sicilia con un richiamo a "una maggiore presenza dei dirigenti comunali" — che in traduzione significa: più poltrone per i nostri.

Il gruppo Francesco Italia Sindaco ha votato compatto sul Peba e sull'emendamento Barbone (Forza Italia), mostrando i muscoli. Ma "la maggioranza non c'è più", avrebbero sussurrato ieri gli stessi consiglieri del primo gruppo. Uno strappo insanabile che rischia di aprire una crisi al buio.

Le conseguenze per i cittadini

Mentre i gruppi consiliari si contendono assessorati e poltrone, i problemi di Siracusa restano sul tavolo: il debito fuori bilancio da un milione con Edison, la crisi idrica a Ortigia, i cantieri fermi. Ogni settimana di stallo politico è una settimana persa per la città. Le delibere restano in sospeso, i finanziamenti per le opere pubbliche non partono, le assunzioni nei ruoli chiave si bloccano. I cittadini guardano il teatrino della politica mentre l'acqua non arriva ai rubinetti, le strade si riempiono di buche e le bollette si accumulano nelle buste.