GELA. **Il sindaco Terenziano Di Stefano, gli assessori, la presidente del Consiglio comunale Paola Giudice e i consiglieri di maggioranza hanno trasferito questa mattina i loro uffici di rappresentanza davanti all’ospedale Vittorio Emanuele.** Hanno portato carta, penne, computer. E una protesta che dura da due anni senza risposta. “Rimarremo qui fino a quando la Regione non delibererà i fondi per il nuovo ospedale”, dice Di Stefano. Le richieste sono tre: firmare il protocollo tra Asp ed Eni per il terreno del nuovo nosocomio, stanziare almeno 10 milioni di euro dai fondi Fsc per la progettazione, e dare risposte su come far ripartire l’ospedale attuale.
L’assessore regionale alla Salute, Caruso, ha ricevuto il sindaco due settimane fa. Da allora, silenzio. Non è incapacità. È calcolo politico. Come dice lo stesso Di Stefano: “C’è una questione politica che riguarda la sanità e che sta bloccando tutto in previsione delle nuove regionali”.
**Il meccanismo.**
La sanità siciliana è da anni in una spirale di tagli e promesse non mantenute. Il nuovo ospedale di Gela doveva essere la soluzione per un territorio che da solo copre un bacino di oltre 70 mila abitanti. Invece i fondi promessi sono stati definanziati. Il protocollo con Eni per il trasferimento delle aree è fermo. E l’assessore Caruso, che pure ha incontrato il sindaco, non ha risposto. Perché la sanità, in campagna elettorale, è un tema che scotta. Meglio lasciare tutto in sospeso, meglio non decidere. Intanto l’ospedale Vittorio Emanuele continua a perdere reparti, personale e funzioni. Il direttore generale, dice il sindaco, “non sta facendo l’impossibile per rilanciarlo”. E i cittadini di Gela restano senza un ospedale funzionante, in attesa che la politica si decida.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi paga sono i malati. Chi ha bisogno di un pronto soccorso funzionante, di un reparto di cardiologia aperto, di un’ambulanza che arrivi in tempo. Sono i lavoratori dell’ospedale che vedono tagliare posti letto e servizi. Sono le famiglie che devono spostarsi in altre province per curarsi, quando la malattia non aspetta. Il sindaco ha portato la giunta davanti all’ospedale per mostrare a tutti che il problema è lì, sotto gli occhi di chi passa. Ma il silenzio della Regione dura da due settimane. E mentre si aspetta, la sanità pubblica muore un pezzo alla volta.
**La domanda.**
Se dieci milioni di euro per progettare un ospedale sono bloccati dalla “questione politica” delle elezioni regionali, chi garantisce ai cittadini di Gela che il diritto alla salute non sia ostaggio delle campagne elettorali?