PALERMO. **Quindicimila persone. Ogni giorno si alzano e vanno a lavorare nel mercato della droga in Sicilia. Nessuna azienda della regione ha tanti dipendenti.** Lo dice la relazione annuale 2025 della Commissione regionale Antimafia, presentata all’Ars dal presidente Antonello Cracolici. I numeri sono quelli di un’economia parallela che tiene in piedi un esercito: tra 50 mila e 100 mila assuntori, solo a Catania 44 piazze di spaccio con 3 mila lavoratori che ogni giorno “montano il turno”.

Non è un’emergenza sociale. È il terzo pilastro dell’economia siciliana, e cresce. Cracolici lo denuncia davanti all’Assemblea regionale: “La corruzione aumenta a macchia d’olio, è tornata la favoletta secondo la quale con la mafia si può convivere”.

**Il meccanismo.**
L’esercito dello spaccio è manovalanza pronta a essere arruolata dalle famiglie mafiose. “Pusher disposti a bruciare un autolavaggio per 200 euro”, li descrive la Commissione. A Palermo i tossicodipendenti presi in carico dai Sert sono 3.216, cui si sommano 770 detenuti tossicodipendenti. A Catania le cifre sono quasi doppie: 5.198 persone assistite e 1.392 detenuti. Dietro ogni assuntore c’è una rete di spacciatori, corrieri, vedette, insospettabili. Il business alimenta la mafia e la criminalità, e si auto-alimenta: più offerta genera più domanda. Intanto la politica, dice Cracolici, “sta dando un’immagine di sé devastante”. E la società civile è “sempre più indifferente”: si indigna ma al tempo stesso costruisce la domanda corruttiva.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi subisce il doppio costo sono i detenuti del carcere Pagliarelli di Palermo. Dai rubinetti esce acqua non potabile. Non c’è acqua calda. I detenuti devono comprarsi l’acqua da bere, ma la maggior parte sono immigrati o tossicodipendenti senza soldi. Diventano “camerieri” di altri detenuti per un bicchiere d’acqua potabile. Si creano gerarchie, nonnismo. Il carcere diventa una groviera, dice Cracolici, e la politica ha il dovere di occuparsene. Ma se l’opinione pubblica è distratta, se la favoletta della convivenza con la mafia trova spazio, il sistema può continuare indisturbato: 15 mila dipendenti, nessuna azienda, né contributi, né diritti, né futuro.

**La domanda.**
Se in Sicilia l’economia della droga impiega più persone di qualsiasi impresa legale, e se le carceri sono groviera dove l’acqua si compra diventando “camerieri” dei detenuti ricchi, chi ha veramente interesse a spezzare il ciclo?