FRANCOFONTE. **La Prefettura di Siracusa ha trasmesso al Ministero dell’Interno la relazione che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Francofonte per infiltrazioni mafiose.** La data è il 27 marzo 2026. L’articolo 143 del Testo unico degli enti locali è scattato dopo mesi di accertamenti che hanno fotografato un’amministrazione senza “anticorpi”, dove il confine tra attività pubblica e interessi criminali è scomparso.
Non è una disfunzione amministrativa. È un sistema. Una “metodologicamente pianificata assenza di controlli”, come scrivono gli ispettori. Il Comune non ha sbagliato per distrazione: ha omesso di controllare perché qualcuno, ai piani alti, doveva restare libero di muoversi.
**Il meccanismo.**
Le radici affondano nell’operazione “Agorà” del 2022, che colpì il clan Nardo-Sambasile, egemone nell’area nord della provincia di Siracusa. Il sodalizio non si limitava al pizzo e alla droga: controllava il trasporto dei prodotti ortofrutticoli e, attraverso la Pro Loco “Idria”, incanalava denaro pubblico verso le proprie aziende. Tra il 2021 e il 2025 il Comune ha versato all’associazione oltre 1,3 milioni di euro. Nel direttivo sedevano familiari di esponenti di vertice del clan. Eppure le verifiche antimafia erano solo quattro o cinque all’anno, secondo la testimonianza di una dipendente comunale. Il sindaco Daniele Nunzio Lentini, secondo la Prefettura, intratteneva rapporti con persone contigue alla criminalità organizzata. Un video pubblicato sui social mostra un soggetto legato ai clan che brinda in favore del primo cittadino chiamandolo “compare”. Dalle campagne elettorali del 2018 e del 2023 emergono candidati che hanno beneficiato del sostegno di ambienti mafiosi. E un manufatto di 65 metri quadrati occupava suolo pubblico da oltre dieci anni senza che l’ufficio competente riuscisse a trovare i documenti: risultati “smarrimenti” di fascicoli.
**Le conseguenze per i deboli.**
Una sola famiglia, ritenuta collegata ai clan locali, gestiva il 74% delle risorse comunali destinate ai funerali delle persone indigenti. Soldi pubblici per seppellire i poveri, finiti a chi faceva gli interessi della mafia. E i funerali si svolgevano con spettacoli pirotecnici e musica neomelodica: il potere che celebra se stesso mentre incassa denaro pubblico. Le imprese riconducibili al sindaco hanno ricevuto cinque interdittive antimafia. L’attività edilizia, gli appalti pubblici, i servizi funebri: ogni settore dell’amministrazione era esposto. I cittadini di Francofonte hanno perso il loro Comune. Non lo ha sciolto la criminalità organizzata: lo ha sciolto lo Stato, perché gli “anticorpi” erano stati volutamente rimossi.
**La domanda.**
Se un’amministrazione comunale è stata progettata per non vedere, e se i meccanismi di controllo sono stati smantellati dall’interno, quante altre Francofonte stanno ancora funzionando “alla luce del sole” in attesa che qualcuno alzi la voce?