Un incendio di vaste proporzioni è divampato nell'area ex Blutec di Termini Imerese, uno dei simboli della deindustrializzazione siciliana. Un'alta colonna di fumo nero si è alzata sopra l'impianto, visibile a chilometri di distanza. L'autostrada A19 Palermo-Catania è stata bloccata. Il forte vento ha alimentato le fiamme.
Non è un rogo qualunque. L'ex Blutec di Termini Imerese non è solo un capannone abbandonato: è la tomba di un sogno industriale, di migliaia di posti di lavoro evaporati, di un'intera generazione di operai lasciati a casa. Quell'area brucia perché è stata abbandonata. E bruciando, ci ricorda che il fallimento industriale siciliano non è solo economico: è anche ambientale.
Il meccanismo
Il meccanismo è la dismissione senza bonifica. Quando un grande stabilimento industriale chiude — e in Sicilia è successo decine di volte: dalla chimica al petrolchimico, dall'automotive all'elettronica — gli immobili restano in abbandono. Diventano ricettacolo di rifiuti, terreno di caccia per piromani, pericolo ambientale per i quartieri circostanti.
L'ex Blutec doveva essere un polo di reindustrializzazione. Doveva portare nuovi posti di lavoro dopo la chiusura del polo Fiat. Non è successo. Gli anni sono passati, i progetti sono naufragati, i finanziamenti sono evaporati. E l'area è rimasta lì, in attesa di un futuro che non è mai arrivato.
Le conseguenze per i deboli
Il fumo nero che ha invaso l'autostrada non è solo un pericolo per la salute dei pendolari. È la metafora di un'intera comunità abbandonata. I lavoratori dell'ex Blutec — quelli che avevano creduto nella reindustrializzazione — vedono ogni giorno ciò che resta della loro speranza. I residenti di Termini Imerese respirano aria tossica perché nessuno ha mai bonificato l'area.
E mentre le fiamme lambiscono i capannoni, i sindaci chiedono aiuto alla Regione. Ma la Regione, come sempre, promette fondi che non arrivano, piani che non si attuano. E l'ex Blutec continua a bruciare, in attesa di un progetto di bonifica che forse non arriverà mai.