Carmelo Zuccaro lascerà l'incarico di procuratore generale di Catania il 16 agosto per raggiunti limiti d'età. Al Csm sono arrivate sette domande per la sua successione. Sette magistrati pronti a prendere il timone della procura etnea, uno snodo cruciale per la lotta alla mafia nella Sicilia orientale.
Non è una semplice staffetta generazionale. La Procura Generale di Catania non è un ufficio qualunque: ha competenza su uno dei territori più densi di infiltrazioni mafiose d'Italia, dove Cosa Nostra non è un ricordo archeologico ma una macchina operante che controlla appalti, imprese e politica locale. Chiunque siederà su quella poltrona avrà il destino di decine di inchieste nelle sue mani.
Il meccanismo
Il meccanismo della successione in magistratura è un labirinto di correnti, equilibri e appartenenze. Il Csm — il Consiglio Superiore della Magistratura — valuta titoli, esperienze, pubblicazioni. Ma tutti sanno che il peso delle correnti politiche interne è determinante. Non si sceglie solo il più competente: si sceglie il candidato che garantisce l'equilibrio tra le anime della magistratura.
Sette domande significano sette aspiranti. Ognuno con la sua storia, le sue correnti di riferimento, le sue alleanze. E mentre il Csm valuta, passano i giorni. E le inchieste continuano ad accumularsi sui tavoli dei sostituti procuratori.
Le conseguenze per i deboli
A pagare il costo di questa partita sono i cittadini che aspettano giustizia. Ogni giorno di vuoto ai vertici della procura è un giorno in cui le inchieste rallentano, le udienze si rinvíano, le misure cautelari si accumulano. E i più deboli — le vittime della mafia, dell'usura, dell'estorsione — restano in attesa.
In Sicilia ogni nomina pubblica è una scelta politica, anche quando si parla di magistratura. La posta in gioco è il controllo sul territorio, e chi siede nei vertici giudiziari determina l'efficacia della lotta alla criminalità organizzata. Sette candidati per un posto. E la domanda che pochi si fanno: chi c'è dietro ognuno di loro?