La vicenda della Villa del Sole ad Agrigento non nasce con un convegno del Partito Democratico. Non nasce con una manifestazione. Nasce molto prima, quando Giuseppe Di Rosa del Codacons iniziò una lunga battaglia di esposti, accessi agli atti e denunce pubbliche. Furono interessate la Procura, la Soprintendenza, il Parco Archeologico, la Corte dei Conti. Poi arrivò Striscia la Notizia, con Stefania Petyx. Poi arrivarono i partiti.
La sequenza è scomoda per chi oggi governa Agrigento. Perché la battaglia per la Villa del Sole — uno dei polmoni verdi della città — non è stata vinta dalla politica. È stata presa in prestito. Usata. E poi abbandonata. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra organizzarono convegni dal titolo inequivocabile: "Lo scempio della Villa del Sole: dalla devastazione alle prospettive di rinascita". Parole forti. Parole che oggi pesano come macigni.
Il meccanismo
Il meccanismo è lo spoils system dell'indignazione. Si individuano battaglie popolari — la difesa del verde, la lotta all'abusivismo, la trasparenza amministrativa — e le si cavalca durante la campagna elettorale. Si fanno convegni, si rilasciano dichiarazioni durissime, si promette di restituire la città ai cittadini. Poi si vince. Si entra a Palazzo dei Giganti. E l'indignazione scompare come per magia.
Oggi il sindaco Michele Sodano guida la stessa coalizione che denunciava "lo scempio". I partiti che parlavano di devastazione oggi governano. E la Villa del Sole è stata cancellata dall'agenda politica. Nessun nuovo convegno, nessuna manifestazione, nessuna iniziativa pubblica. Silenzio assoluto.
Le conseguenze per i deboli
A perdere sono i cittadini di Agrigento, che hanno visto una battaglia di principio trasformarsi in uno scambio elettorale. La Villa del Sole — il bene comune — è diventata la pedina di un gioco più grande: dimostrare che in Sicilia l'ambientalismo è un abito che si indossa quando si è all'opposizione e si toglie quando si governa.
Chi ha costruito davvero quella battaglia — il Codacons, Di Rosa, le associazioni — resta fuori dal Palazzo. E continua a fare ciò che faceva prima: esposti, denunce, accesso agli atti. Mentre i partiti che hanno usato quelle parole per farsi eleggere oggi si nascondono dietro il silenzio amministrativo.