Al tramonto di una domenica bestiale di incendi, danni e paura, il sindaco di Torretta Damiano Scalici ha la voce ancora tirata. "La situazione è sotto controllo", sospira. Ma il rogo ha divorato la macchia mediterranea, minacciato le case, costretto evacuazioni. A Termini Imerese la sindaca Maria Terranova conta i danni: "Più di dieci aziende colpite. Ci sono persone che vedono compromessi i sacrifici di un'intera esistenza."

Non è un caso. Non è mai un caso. In Sicilia il fuoco d'estate non è un fenomeno meteorologico: è un sistema. Un sistema che produce profitto per chi incendia, disperazione per chi subisce, e un silenzio complice che i sindaci di provincia, quelli che ogni giorno governano porta a porta, provano a rompere con la rabbia di chi non ha più nulla da perdere.

Il meccanismo

Il meccanismo dell'incendio estivo in Sicilia funziona così: qualcuno appicca il fuoco — un piromane, un pastore che vuole rinnovare il pascolo, un'azienda che vuole liberarsi di rifiuti ingombranti, un'area da sgomberare per speculazione. I vigili del fuoco arrivano, la protezione civile interviene, ma il vento alimenta le fiamme. Poi arriva la conta dei danni. Poi arriva la richiesta di fondi alla Regione. Poi il silenzio. Fino all'estate successiva.

Il sindaco Scalici lo dice senza giri di parole: "Dobbiamo denunciare i piromani, basta con l'omertà. Dobbiamo difendere le nostre case. La nostra stessa vita." Sa che quelle fiamme non sono un incidente. Sa che nella provincia di Palermo il fuoco si compra e si vende come qualsiasi altra merce.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono i piccoli imprenditori della zona industriale di Termini Imerese — officine, depositi, capannoni — che vedono andare in fumo anni di lavoro. Sono le famiglie evacuate dalle case, gli anziani portati via in fretta, i bambini che respirano fumo. Sono i sindaci, che con la fascia tricolore si trasformano in capi della protezione civile, senza mezzi e senza fondi.

La sindaca Terranova chiede "investimenti nella prevenzione" e "il sostegno della Regione". Ma la prevenzione in Sicilia è da anni la grande assente: mancano le risorse, mancano gli uomini, manca la volontà politica. Il risultato è una terra che brucia ogni estate, e che ogni anno conta le stesse vittime: i più deboli, i più esposti, quelli che non possono permettersi di andarsene.

La domanda