Le associazioni ambientaliste del territorio hanno scritto al Comune di Catania e alla Sidra, la società che gestisce il servizio idrico, per chiedere chiarezza sulla convenzione per il riuso delle acque depurate dell'impianto di Pantano d'Arci. Al centro della richiesta c'è l'Oasi del Simeto, ecosistema di valore naturalistico unico, che rischia di essere compromesso da decisioni opache.

"Non è una questione tecnica. È il diritto alla trasparenza su un bene comune." L'acqua depurata è una risorsa. Come viene utilizzata, chi ne beneficia, quali garanzie ci sono per l'ambiente circostante: queste sono domande che riguardano tutti i cittadini, non solo gli ambientalisti.

Il meccanismo

Il meccanismo è quello della gestione opaca delle risorse pubbliche. Il Comune e la Sidra hanno stipulato una convenzione per il riuso delle acque reflue depurate, ma i dettagli dell'accordo non sono chiari. Le associazioni chiedono di vedere i documenti, di capire quali garanzie ambientali sono state inserite, di verificare che l'ecosistema del Simeto — una delle poche aree umide superstiti della piana catanese — non venga sacrificato a interessi particolari o a logiche di breve periodo. È un meccanismo che si ripete: decisioni importanti sulla gestione dell'acqua vengono prese senza un adeguato coinvolgimento della cittadinanza e delle realtà che tutelano il territorio. La Sidra e il Comune sembrano procedere per conto proprio, come se l'acqua fosse una questione solo tecnica e non politica nel senso più alto del termine.

L'Oasi del Simeto è un'area umida di importanza internazionale, habitat di specie protette, polmone verde della piana catanese. Qualsiasi alterazione del suo equilibrio idrico avrebbe conseguenze irreversibili.

Le conseguenze per i deboli

A perdere saranno l'ambiente e i cittadini. Un ecosistema fragile come quello del Simeto non può essere gestito con decisioni opache. Se l'acqua depurata verrà utilizzata senza criteri di sostenibilità — se verrà prelevata in quantità eccessive o con tempistiche sbagliate — la flora e la fauna dell'oasi subiranno danni potenzialmente irreversibili. E con loro i cittadini che frequentano l'area, le associazioni che la tutelano, le future generazioni che hanno diritto a ereditare un ambiente sano.

La domanda