Un duro atto d'accusa contro l'Amministrazione Penitenziaria. Il Si.N.A.P.Pe, sindacato della Polizia Penitenziaria, ha annunciato un esposto alla Procura per denunciare "gravi irregolarità" nel carcere Pagliarelli di Palermo. Le denunce riguardano condizioni di lavoro e di detenzione definite "intollerabili". Richiesto un intervento immediato del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.
"Non è una vertenza sindacale. È la denuncia di un sistema carcerario che non funziona." Quando sono gli stessi agenti di polizia penitenziaria a rivolgersi alla magistratura, significa che la situazione ha superato ogni limite. Il carcere non è solo un luogo di detenzione: è lo specchio della società.
Il meccanismo
Il meccanismo del degrado carcerario è noto. Il sovraffollamento cronico, con detenuti ammassati in celle pensate per la metà delle persone. La carenza di personale, con agenti costretti a turni doppi. Le strutture fatiscenti, dove l'umidità e il degrado sono la norma. La mancanza di risorse per la riabilitazione, che trasforma la pena in pura punizione. A Pagliarelli, come in molti altri istituti italiani, questi fattori si combinano in una miscela esplosiva. I detenuti — spesso già in condizioni di fragilità sociale ed economica prima del carcere — vivono in condizioni che violano la dignità umana sancita dalla Costituzione. Gli agenti lavorano in un clima di tensione permanente, senza i mezzi e il sostegno necessari. Quando il sindacato è costretto a rivolgersi alla Procura, significa che tutti i canali interni sono stati esauriti.
È un cortocircuito istituzionale: chi dovrebbe controllare il carcere viene denunciato da chi ci lavora. E intanto il DAP — il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria — sembra guardare da un'altra parte.
Le conseguenze per i deboli
I primi a pagare sono i detenuti, spesso già ai margini della società prima di entrare in carcere. Uomini e donne che scontano una condanna ma che hanno diritto a condizioni dignitose, alla salute, al recupero. Poi ci sono gli agenti, esposti a turni massacranti, stress psicologico, rischi fisici. Infine la società, perché un carcere che non rieduca produce recidiva, e la recidiva produce nuove vittime.