Raffaele Lombardo torna a cercare il “mondo di mezzo”. L'ex presidente della Regione ha lanciato un appello a autonomisti, cristiano-democratici, centristi, civici, moderati, meridionalisti per costruire un “fronte per la Sicilia”. Le prime risposte sono arrivate: Decio Terrana dell'UDC e Cateno De Luca di Sud Chiama Nord. Il primo è atteso, il secondo a sorpresa. Entrambi dettano condizioni.

Non è un rinnovamento. È una riorganizzazione della stessa classe dirigente che governa la Sicilia da trent'anni. Lombardo, Terrana, De Luca: tre facce, tre storie, tre partiti. Tutti e tre già seduti nei salotti del potere regionale. Mentre la Sicilia brucia, mentre il caldo uccide, mentre i cittadini restano senz'acqua, i partiti si preparano alla spartizione delle poltrone.

**Il meccanismo.**
De Luca detta le condizioni: “qualsiasi percorso condiviso dovrà portare a un netto rinnovamento della classe dirigente siciliana. Per noi il confronto può avvenire solo con forze politiche che abbiano davvero le mani libere e piena autonomia dai diktat dei salotti romani”. Lombardo “prende atto” e rilancia citando il suo passato UDC: “Altri tempi, altri uomini”. Ma le poltrone sono sempre quelle. Il meccanismo è sempre lo stesso: si parla di rinnovamento mentre si trattano poltrone. Si invoca l'autonomia da Roma mentre si tesse la tela delle alleanze.

**Le conseguenze per i deboli.**
Mentre le segreterie dei partiti discutono di poltrone e alleanze a Palermo, la Sicilia continua a perdere: i giovani emigrano, le imprese chiudono, l'acqua manca, la sanità collassa. Il “rinnovamento della classe dirigente” è una formula che sentiamo da quarant'anni, dalla Prima Repubblica ai governi di centro, dai poli dell'Ulivo ai poli del centrodestra. E la classe dirigente è sempre la stessa, cambiano solo le etichette. Chi paga il conto delle mediazioni e delle spartizioni sono sempre gli stessi: i siciliani che ogni giorno aspettano che la politica faccia il suo lavoro.

**La domanda.**
Se il “rinnovamento” si fa chiamando gli stessi nomi di sempre a spartirsi lo stesso potere, cosa cambierà davvero per la Sicilia? E se tutti parlano di “programma per la Sicilia” ma nessuno dice quali siano i costi, quali i sacrifici, di cosa stiamo realmente parlando?