Il Comune di Agrigento ha pubblicato un avviso per il conferimento dell'incarico di Dirigente Tecnico esterno. Domanda di partecipazione, curriculum, titoli di studio, esperienza professionale, colloquio, criteri di valutazione. Una procedura apparentemente lineare, trasparente, competitiva. Poi si arriva al punto decisivo: la scelta finale spetterà al Sindaco, con proprio provvedimento motivato, perché l'incarico ha natura fiduciaria.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: perché i candidati investiranno tempo, prepareranno la documentazione, metteranno a disposizione la propria esperienza, se nessuno di loro saprà mai se il miglior punteggio sarà davvero determinante? Lo stesso avviso chiarisce che non esisterà un vincitore individuato sulla base di una graduatoria. Esisterà un professionista scelto dal Sindaco.

**Il meccanismo.**
L'articolo 25 del Regolamento comunale attribuisce al Sindaco il potere di conferire gli incarichi dirigenziali tenendo conto delle esperienze professionali, delle capacità e della fiducia amministrativa. Il meccanismo è legittimo, certo. Ma è anche il cavallo di Troia attraverso cui la discrezionalità diventa arbitrio. Trasforma una selezione pubblica in una procedura di facciata, un teatrino della trasparenza in cui si recita la parte del merito mentre si prepara la scena della fedeltà politica. Il curriculum serve a selezionare il migliore? O serve semplicemente a restringere il numero delle persone tra le quali il Sindaco eserciterà la propria discrezionalità? Sono due concetti molto diversi. Nel primo caso prevale il merito. Nel secondo prevale la fiducia.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi ci perde in questo sistema non è il candidato scelto, ma la comunità. Perché quando la fiducia prevale sul merito, l'amministrazione pubblica smette di essere un servizio per diventare un feudo. I cittadini hanno il diritto di comprendere perché è stato preferito quel curriculum e non un altro. E senza una graduatoria vincolante, la motivazione dell'atto di nomina diventa l'unico baluardo della trasparenza. Ma in un sistema dove la fiducia politica conta più del punteggio tecnico, anche la motivazione più dettagliata resta un atto unilaterale, non verificabile, non impugnabile nel merito. Basta davvero a garantire che il migliore sia stato scelto?

**La domanda.**
Se una procedura pubblica, che mobilita professionisti, curricula, titoli e valutazioni, si conclude con una scelta che resta per definizione fiduciaria, ha ancora senso chiamarla “selezione”? E se il merito non è il criterio decisivo, cosa resta della trasparenza nella pubblica amministrazione?