Il 9 luglio la giunta comunale di Agrigento ha avviato l’iter per l’individuazione del nuovo comandante della polizia municipale. La procedura si basa sull’art. 110 del D.lgs. 267/2000, che permette assunzioni a tempo determinato per posizioni dirigenziali. L’incarico dura un anno, rinnovabile una sola volta, comunque non oltre il mandato del sindaco. Fin qui, la burocrazia. Poi arriva il punto d): “Eventuale colloquio, su richiesta del sindaco, per accertare le qualità e l’attitudine professionale”, effettuato dal medesimo. E ancora: “Attesa la natura fiduciaria dell’incarico, la valutazione non darà luogo a graduatoria finale”.

Non è un concorso. È una procedura in cui il sindaco può scegliere chi vuole, senza graduatoria, senza classifica, con un colloquio discrezionale che decide tutto. Il comando della polizia locale diventa un premio da assegnare.

Il meccanismo

L’art. 110 del Testo Unico degli Enti Locali è stato pensato per consentire ai comuni di assumere dirigenti esterni con contratto a termine quando mancano figure interne idonee. In teoria, serve a garantire competenze che l’ente non ha. In pratica, in molti comuni siciliani è diventato lo strumento per aggirare i concorsi pubblici e assegnare incarichi dirigenziali a persone gradite al sindaco. Ad Agrigento, il bando per comandante della polizia municipale prevede un colloquio “su richiesta del sindaco” che vale fino al 30% del punteggio totale. E poiché non si forma graduatoria, il sindaco può scegliere il candidato che preferisce tra tutti quelli che hanno superato la selezione. Il meccanismo è semplice: si valuta chi è “più idoneo”, ma senza parametri oggettivi che impediscano di privilegiare la fedeltà politica alla competenza.

Le conseguenze per i deboli

Un corpo di polizia municipale comandato da un fedelissimo del sindaco non è un corpo a servizio dei cittadini. È un corpo a servizio del potere. Gli agenti, come denuncia Report Sicilia, vengono già usati “per mansioni spesso improprie e non dotate di adeguati supporti tecnologici”. Chi ci guadagna è il politico di turno, che si garantisce un controllo diretto sulle multe, sulle occupazioni di suolo pubblico, sulle verifiche edilizie. Chi ci perde è il cittadino, che si ritrova una polizia locale preoccupata di compiacere il sindaco invece di far rispettare la legge.

La domanda