I blackout che stanno colpendo diversi comuni siciliani, da Motta Sant’Anastasia a Palermo, non sono un’emergenza legata al caldo. Lo dice l’Unione generale del lavoro Sicilia, con il segretario regionale Carmelo Giuffrida: “Siamo davanti al risultato di una rete che da anni necessita di interventi di ammodernamento e che invece viene lasciata a se stessa”.

Non è il caldo il colpevole. È la scelta politica di non investire sulle infrastrutture. Ogni estate la Sicilia resta al buio, e ogni estate si promettono interventi che non arrivano mai.

Il meccanismo

Il sindacato riconosce il lavoro degli operatori del settore elettrico, professionali e responsabili nei momenti di crisi, ma sottolinea che il loro impegno non può supplire a carenze infrastrutturali che richiedono investimenti programmati. La contraddizione è evidente: la Sicilia viene indicata come territorio strategico per la produzione da fonti rinnovabili e per la transizione energetica, ma la rete di distribuzione mostra le sue fragilità proprio nei picchi di consumo. L’Ugl chiede ai gestori di accelerare gli interventi e rendere pubblico lo stato degli investimenti già programmati. Alla Regione viene chiesto di esercitare il ruolo di vigilanza. Il paradosso è che mentre si progetta il futuro energetico del Paese, l’isola dove quell’energia dovrebbe nascere resta al buio.

Le conseguenze per i deboli

Quando la corrente salta in un quartiere popolare di Palermo o in un paese dell’entroterra catanese, il frigorifero si svuota, il condizionatore si spegne, il cellulare non si ricarica. Per chi ha i mezzi, un generatore di emergenza risolve il problema. Per la maggior parte dei siciliani, no. Negozi che perdono merce deperibile, anziani soli in case senza ascensore, famiglie che restano al buio con 40 gradi all’ombra. L’Ugl chiede un tavolo di confronto immediato e un piano con risorse, tempi e verifiche definite. “I siciliani hanno diritto a un servizio essenziale efficiente e continuo”, conclude Giuffrida. Una frase che dovrebbe essere un dato di fatto, non una rivendicazione.

La domanda