Tre organizzazioni sindacali — Conapo, Fns Cisl e Uilfp Vvf — hanno denunciato la situazione “insostenibile” del comando provinciale dei vigili del fuoco di Catania. L’ondata di calore e i continui incendi boschivi hanno aggravato una carenza strutturale già cronica: il personale è costretto a raddoppi di turno, richiami in servizio e straordinari continui.
Dietro i numeri della cronaca — 51 interventi in un giorno, 100 in una settimana — c’è il corpo esausto di chi spegne il fuoco mentre lo Stato conta i posti in organico. Il rischio non è solo per i soccorritori: è per tutti noi.
Il meccanismo
Il comando di Catania, spiegano i segretari Antonino Contino, Fabrizio Gualtieri e Francesco Andò, ha una pianta organica inferiore a quella di altri comandi della stessa fascia, come Palermo. Eppure il territorio etneo ha caratteristiche che rendono il servizio particolarmente gravoso: la presenza dell’Etna, l’elevato rischio incendi, l’alta densità abitativa e infrastrutture strategiche come l’aeroporto e il porto. A questo si aggiunge la recente morte di un vigile del fuoco del comando di Caltanissetta, deceduto durante un intervento — un monito che i sindacati invitano le istituzioni a non ignorare. Le richieste sono tre: adeguare la pianta organica, autorizzare il rientro del personale originario del territorio etneo attualmente in servizio in altri comandi italiani, e tradurre il sostegno istituzionale in provvedimenti concreti.
Le conseguenze per i deboli
I primi a pagare sono i vigili stessi, costretti a turni estenuanti che aumentano lo stress operativo e il rischio di incidenti. Poi vengono i cittadini: quando il soccorso arriva in ritardo perché le squadre sono tutte impegnate, a bruciare sono le case, i boschi, le vite. La morte del collega di Caltanissetta non è un incidente isolato: è il sintomo di un sistema che sfrutta il senso del dovere dei lavoratori per compensare la mancanza di investimenti. Chi ci guadagna? Le istituzioni che risparmiano sulle assunzioni e scaricano sui soccorritori il costo della sicurezza pubblica.