Un uomo di 48 anni, residente a Giarre, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di incendio doloso. Nella tarda mattinata del 26 luglio ha appiccato le fiamme prima a un terreno agricolo in contrada Coste, lungo l’autostrada A18, e pochi minuti dopo nel parcheggio dell’ospedale di Giarre, dove ha dato fuoco ad alcune auto di servizio dell’ASP di Catania. I vigili del fuoco sono intervenuti per evitare che il rogo raggiungesse la vegetazione e l’edificio ospedaliero.

Non è la follia di un singolo. È l’incrocio tra l’estate dei record di caldo e la fragilità di un sistema che non protegge i luoghi dove si curano i malati. Un ospedale che diventa bersaglio di un piromane è la metafora di una sanità già in ginocchio.

Il meccanismo

I due incendi sono stati appiccati a distanza di pochi minuti. Il primo, in un terreno vicino all’autostrada, poteva propagarsi rapidamente alimentato dalla vegetazione secca e dalle temperature elevate che in questi giorni superano i 40 gradi. Il secondo, nel parcheggio dell’ospedale, era a pochi metri dalla vegetazione circostante: se il vento avesse cambiato direzione, le fiamme avrebbero potuto raggiungere il pronto soccorso. I carabinieri, con l’aiuto di alcuni testimoni che hanno visto l’uomo mentre appiccava il primo rogo, lo hanno localizzato e bloccato mentre cercava di allontanarsi dall’area ospedaliera. Il 48enne è stato trasportato nel carcere di Catania Piazza Lanza.

Le conseguenze per i deboli

Un ospedale sotto minaccia non è solo un fatto di cronaca. È un’istituzione pubblica che già lotta ogni giorno con liste d’attesa, carenza di personale e strutture fatiscenti. Se il rogo si fosse propagato, i degenti sarebbero stati evacuati in piena emergenza caldo: una situazione che un sistema sanitario già al collasso non potrebbe reggere. I malati, gli operatori sanitari, gli automobilisti di passaggio sull’A18: sono loro i bersogli reali di un atto criminoso che sfrutta le condizioni climatiche estreme. In un’estate segnata da incendi in tutta la Sicilia, la differenza tra una tragedia e un arresto la fa solo la tempestività di chi è intervenuto.

La domanda