Via libera da Roma alla norma di riscrittura del M5s approvata a maggio dall'Ars per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica. Riserva del 15% nei concorsi, convenzioni obbligatorie tra amministrazioni regionali e Dipartimenti di Salute Mentale, tutor personalizzati. Sulla carta, un risultato storico.
Il capogruppo del M5S all'Ars Antonio De Luca parla di "importante riconoscimento della solidità dell'impianto normativo" e di "risultato storico che porta la Sicilia ai vertici nazionali in materia di welfare". Ma la storia delle leggi siciliane sull'inclusione è lastricata di buone intenzioni e di attuazioni rimandate. La riserva del 15% nei concorsi esisteva già. Il problema è che i concorsi, in Sicilia, non si fanno.
La norma prevede: l'obbligo per le amministrazioni regionali di stipulare convenzioni con i DSM (Dipartimenti di Salute Mentale), un programma personalizzato di inserimento lavorativo, un tutor per ogni disabile, la pubblicazione dei prospetti sui siti istituzionali, l'aggiornamento semestrale dell'elenco dei posti disponibili. Il meccanismo è tecnicamente perfetto. Peccato che i Centri per l'impiego siciliani siano in affanno cronico, che la burocrazia regionale proceda a rilento e che le ASP abbiano budget sempre più ridotti.
La vera partita non è la legge, ma la capacità di applicarla. I Comuni non hanno personale per le convenzioni. I DSM sono intasati. I tutor specializzati in salute mentale sono merce rara in Sicilia. La norma dice che l'elenco dei posti va aggiornato ogni due mesi — ma chi lo controllerà?
Le conseguenze per i più fragili
La disabilità psichica è una delle condizioni che più isolano dal lavoro e dalla vita sociale. Chi ne soffre non ha solo bisogno di un posto in graduatoria, ma di un accompagnamento costante: un tutor, una rete di supporto, un ambiente di lavoro che capisca. Senza questi, la riserva del 15% è carta straccia. Le persone restano chiuse in casa, escluse, invisibili — nonostante la legge le dica inserite.