Si chiama Marco Malizia. È un prete, cappellano militare, canonico della Basilica del Pantheon. Ed è — di fatto — il "ministro del ministro" Tajani. Firma comunicazioni ufficiali della Farnesina, pretende posti in prima fila, riceve deferenza da chi aspira a un'ambasciata. I sindacati dei diplomatici protestano: lo Stato è laico o no?

Non è un pettegolezzo da salotti romani. È la prova che il sistema di potere più antico d'Italia — la commistione tra Stato e Chiesa — funziona ancora alla perfezione. Un prete che firma atti del ministero degli Esteri, che i diplomatici chiamano "il capo", che decide chi può avvicinare Tajani e chi no. In uno Stato che si definisce laico.

Il meccanismo

Il meccanismo è antico quanto l'Italia unita, ma oggi si veste di modernità. Tajani, cattolico praticante, ha bisogno dello "Spirito Santo" e lo trova in don Malizia. Il primo incontro? Il ministero deve organizzare il forum per la libertà religiosa, e appare Malizia. Tajani «cade da cavallo come San Paolo». Da lì, l'ascesa è inarrestabile. Il prete diventa il consigliere più ascoltato, l'intermediario necessario per chiunque voglia un posto di prestigio. Il 17 luglio firma personalmente una comunicazione su "Inaugurazione del nuovo varco Asl Maeci". La firma è la sua. I diplomatici si chiedono: ma se lo Stato è laico, perché dobbiamo avere il consigliere ecclesiastico di fede cristiana? Perché non un rabbino? O un mufti? La risposta è semplice: perché il sistema funziona così. La fede è diventata un grimaldello per il potere.

Le conseguenze per i deboli

Le conseguenze? Le pagano i diplomatici di carriera, che vedono le loro aspirazioni passare attraverso il filtro di un uomo di Chiesa. Le pagano i cittadini, che si trovano un ministero chiave gestito con criteri che nulla hanno a che fare con il merito. Le paga la laicità dello Stato, che in Italia è sempre stata una conquista fragile e mai definitiva. Il sistema delle nomine alla Farnesina — già opaco per definizione — diventa ancora più opaco quando a decidere non sono i criteri professionali ma le simpatie personali di un cappellano.

La domanda