A Siracusa, 29mila persone hanno più di 65 anni. Tra gli ultra75enni, uno su tre vive da solo. Il 40% dei nuclei familiari è composto da una persona sola. Per ogni minore di 14 anni ci sono due anziani. E la proiezione al 2040: 36mila over 65, 7mila under 14.
Non è un dato demografico. È la fotografia di una società che ha smesso di prendersi cura dei suoi vecchi. Il presidente del Forum delle Associazioni Familiari di Siracusa, Salvo Sorbello, lo dice con chiarezza: «In troppi appartamenti, anche in questa estate bollente, si consuma il dramma silenzioso della solitudine». Una solitudine che non è un sentimento: è un abbandono di Stato.
Il meccanismo
Il meccanismo è lento e inesorabile. La società siciliana invecchia, le nascite crollano, i giovani emigrano. La piramide dell'età si rovescia: la base si restringe, la cima si allarga. E i servizi pubblici — sanità, assistenza domiciliare, trasporti sociali — non tengono il passo. I Comuni tagliano, l'Asp è in affanno, le famiglie che un tempo si prendevano cura degli anziani non esistono più: sono ridotte a nuclei di una o due persone, con i figli lontani, al Nord o all'estero. Papa Francesco lo ha detto: «La nostra società allunga la vita ma restringe gli spazi di partecipazione». Allunga gli anni, ma toglie la comunità.
Le conseguenze per i deboli
L'anziano solo in Sicilia non è un'eccezione, è la norma. Trentaseimila over 65 nel 2040, e la metà vivrà da sola. Solitudine significa depressione, malattie non curate, malnutrizione, cadute in casa senza che nessuno se ne accorga per giorni. Significa che l'estate — con i 43 gradi di questi giorni — diventa un pericolo mortale. Sorbello chiede alle istituzioni un impegno serio: «Tenere sguardi e cuori aperti, far crescere piccole reti di prossimità, perché nessuno resti da solo». Ma senza finanziamenti, senza personale, senza una politica per la terza età, le parole restano parole. E gli anziani restano soli.