«Lo sciopero e il presidio dei lavoratori della centrale A2A di San Filippo del Mela non rappresentano una vertenza isolata. Sono l'espressione di una crisi industriale che attraversa l'intera Sicilia». Parole del segretario generale Fiom Sicilia Francesco Foti e del responsabile petrochimici Antonio Recano. La crisi è triplice: A2A a Milazzo, ENI-Versalis a Priolo, ISAB in riconversione senza piano.

Non sono tre crisi separate. Sono tre facce dello stesso fallimento: la transizione energetica senza una regia pubblica, senza investimenti strategici, senza coinvolgimento dei sindacati. Una transizione che scarica i costi sui lavoratori e sui territori mentre le imprese ridimensionano la loro presenza e la Regione guarda da lontano.

Il meccanismo

Il copione si ripete identico da Milazzo a Priolo. Le aziende annunciano riconversioni, promettono investimenti, rinviano decisioni. I lavoratori restano nell'incertezza per mesi, anni. I governi nazionali e regionali convocano tavoli che si chiudono senza impegni concreti. Intanto la capacità produttiva si riduce, gli impianti invecchiano, le competenze si perdono. La transizione energetica — che dovrebbe essere un'opportunità — diventa una scusa per smantellare. Lo dice la Fiom: «Una transizione priva di regia pubblica, di investimenti strategici e del coinvolgimento delle organizzazioni sindacali finisce per scaricare i costi esclusivamente sui lavoratori e sui territori». Il polo energetico di Milazzo e il petrolchimico di Siracusa sono infrastrutture strategiche per l'intero sistema industriale nazionale. Ma nessuno le difende come tali.

Le conseguenze per i deboli

Migliaia di lavoratori e le loro famiglie vivono nell'incertezza. L'indotto — fatto di piccole imprese, fornitori, servizi — rischia di collassare a catena. I territori, già segnati da decenni di inquinamento e sacrifici ambientali, perdono l'unica fonte di lavoro qualificato. Il risultato è la «desertificazione industriale» di cui parla la Fiom: una Sicilia che smette di produrre, che esporta solo giovani emigranti, che diventa un museo della sua antica vocazione manifatturiera. Il sindacato chiede un tavolo nazionale al MIMIT con Regione e aziende. Ma il tempo degli annunci è finito. I lavoratori di Milazzo hanno già scioperato.

La domanda