**Duemilacinquecento multe in poche settimane.** È il bilancio dei controlli della polizia municipale di Palermo contro l'abbandono illecito dei rifiuti. Droni e fototrappole piazzati in città hanno immortalato decine di persone mentre scaricavano rifiuti per strada, nei giardini, lungo le strade periferiche. Numeri da capogiro, che raccontano una città in ostaggio dell'inciviltà ma anche di un sistema che non ha mai insegnato il rispetto del bene comune.

Non sono 2500 "sporcaccioni" da punire. Sono 2500 sintomi di una città che ha smesso di credere nel vivere civile. Perché quando lo Stato non c'è, quando la raccolta differenziata non funziona, quando i cassonetti traboccano, la gente si abitua a buttare tutto per strada.

Il meccanismo

I controlli arrivano, funzionano, producono multe. Ma il meccanismo è sbagliato a monte: si punisce chi getta i rifiuti, ma non si affrontano le cause. La mancanza di educazione ambientale, la carenza di servizi di prossimità, l'assenza di sanzioni certe e rapide. Il Comune investe in droni e fototrappole — soldi pubblici per tecnologie di controllo — mentre i quartieri periferici aspettano ancora una raccolta porta a porta decente. Il risultato è un circolo vizioso: si moltiplicano le multe, ma il degrado resta.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono i quartieri più poveri della città, dove i servizi arrivano tardi o non arrivano affatto, i rifiuti si accumulano e le fototrappole immortalano disperati che non sanno dove buttare un materasso o una lavatrice rotta. A pagare è l'ambiente: la plastica nei tombini che finisce a mare, i rifiuti ingombranti abbandonati lungo le strade periferiche, le piccole discariche abusive che nascono negli angoli dimenticati della città. A pagare sono i cittadini onesti che vedono cataste di immondizia accanto ai cassonetti e si chiedono se valga ancora la pena fare la raccolta differenziata. Perché quando l'inciviltà dilaga e lo Stato risponde solo con le multe, il senso civico è la prima vittima.

La domanda