**Daniela Faraoni è la nuova presidente di Infratel Italia.** La società in house del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, controllata da Invitalia, che gestisce le infrastrutture digitali del Paese. Faraoni era assessore regionale alla Famiglia in Sicilia. Ora guida una delle società più strategiche per la digitalizzazione italiana. Un salto notevole, una carriera che non conosce battute d'arresto.

Non è un caso. È il meccanismo dello spoils system, versione italiana: un giro di poltrone che sposta persone da un incarico all'altro senza che nessuno si chieda se ci siano competenze più qualificate. La logica è sempre la stessa: chi è dentro il giro, resta dentro.

Il meccanismo

L'articolo 14 della legge regionale 7/1992 ha creato in Sicilia un sistema che ingrassa a ogni cambio di governo. Ogni nuova giunta produce una valanga di nomine: assessori che diventano presidenti di agenzie, dirigenti che saltano da un ente all'altro, consulenti che accumulano incarichi senza mai passare da un concorso pubblico. Faraoni esce dall'assessorato regionale e trova posto come presidente di Infratel Italia, società in house del Ministero. Non è un'eccezione isolata, è la regola del sistema siciliano: chi ha fatto parte della squadra viene ricollocato, sempre e comunque. Le competenze contano meno dell'appartenenza politica.

Le conseguenze per i deboli

Ogni poltrona occupata per meriti politici è una poltrona negata a chi ha costruito una carriera sulle competenze, a chi ha studiato, a chi ha superato concorsi pubblici. I concorsi pubblici restano bloccati, i giovani laureati siciliani guardano a Nord o all'estero, mentre le nomine viaggiano sulla fiducia dei partiti. Il costo non è solo l'indennità di chi siede: è il blocco di un sistema che premia l'allineamento politico, non il merito. E intanto la Sicilia continua a perdere i suoi cervelli migliori.

La domanda