**La Sicilia industriale sta morendo, un impianto alla volta.** Lo sciopero dei lavoratori della centrale A2A di San Filippo del Mela diventa il simbolo di una crisi che attraversa l'intera isola. La Fiom Sicilia denuncia: il caso Milazzo non è isolato. Si intreccia con il processo di dismissione di Eni-Versalis a Priolo, con la riconversione di Isab verso i biocarburanti, con l'assenza di politiche industriali strutturate.

Non è una vertenza, è un sistema. Tre poli industriali — Milazzo, Priolo, Augusta — che tengono in piedi l'unica economia manifatturiera del Sud. E che rischiano di chiudere uno dopo l'altro, mentre la politica annuncia e i lavoratori aspettano.

Il meccanismo

La transizione energetica è diventata la scusa perfetta per smantellare l'industria siciliana. Si annuncia la riconversione, si promettono nuovi investimenti, si parla di biocarburanti e di futuro verde. Ma i fatti sono altri: a Milazzo la centrale A2A è in crisi e i lavoratori scioperano, a Priolo Versalis smantella la produzione chimica, a Siracusa il petrolchimico si svuota anno dopo anno. "Una transizione priva di regia pubblica, di investimenti strategici e del coinvolgimento dei sindacati finisce per scaricare i costi esclusivamente sui lavoratori e sui territori", dice Francesco Foti, segretario Fiom Sicilia. Il risultato è che la Sicilia perde pezzi di industria senza che nessuno, né a Roma né a Palermo, costruisca un'alternativa concreta.

Le conseguenze per i deboli

Ogni impianto che chiude significa operai che perdono il lavoro, famiglie che restano senza reddito, indotto che crolla, territori che si desertificano. A Milazzo, a Priolo, a Siracusa, sono migliaia le famiglie che vivono dell'industria chimica e petrolifera. La Fiom lo dice chiaramente: "Non si tratta di difendere il passato, ma di decidere se la Sicilia continuerà a essere una terra di industria, lavoro e sviluppo oppure il simbolo della deindustrializzazione del Mezzogiorno". Intanto l'unica cosa che cresce è la disoccupazione.

La domanda