Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle all'Ars, ha depositato un'interrogazione alla Regione Siciliana: nel curriculum del dottor Ferrara, nominato direttore amministrativo dell'Arnas Garibaldi di Catania, i requisiti dei cinque anni di esperienza dirigenziale sarebbero fumosi. Il meccanismo delle nomine nella sanità siciliana torna sotto accusa.

Non è un caso isolato. La sanità siciliana è da anni un campo di battaglia per spartizioni politiche. Ogni nomina di vertice — ogni direttore generale, amministrativo, sanitario — è una pedina in una scacchiera che si muove per equilibri di partito, non per competenza. L'Arnas Garibaldi è il più grande ospedale della provincia di Catania. Decidere chi lo amministra non è una questione tecnica: è una scelta politica. E quando i requisiti diventano dubbi, il sospetto è che la competenza conti meno della fedeltà.

Il meccanismo

Il sistema delle nomine nella sanità siciliana funziona così: ogni forza politica ha i suoi posti da spartire, ogni nomina è il frutto di un accordo tra correnti. I requisiti formali esistono — cinque anni di esperienza dirigenziale, titoli, pubblicazioni — ma la loro verifica è spesso un atto di fede. Le interrogazioni parlamentari servono a smascherare le incongruenze, ma raramente portano a revoche. Il direttore resta, la prassi continua, e il prossimo bando sarà uguale. Questa volta il M5S ha chiesto conto alla Regione. Ma anche se l'interrogazione svelasse irregolarità, il sistema non cambia.

Le conseguenze per i deboli

I danni più gravi li subiscono i pazienti. Un ospedale mal diretto significa liste d'attesa più lunghe, servizi inefficienti, medicina di serie B per chi non può permettersi il privato. L'Arnas Garibaldi è un punto di riferimento sanitario per centinaia di migliaia di persone. Se la gestione è affidata a persone scelte per appartenenza politica e non per competenza, chi paga sono i malati, gli anziani, le famiglie che aspettano un intervento o una visita.

La domanda