La Corte d'Appello di Palermo ha ridotto a 9 anni la pena per Laura Bonafede, maestra di Campobello di Mazara, compagna di Matteo Messina Denaro. In primo grado ne aveva avuti 11 e 4 mesi. L'accusa è associazione mafiosa. Confermata.

"Io ho conosciuto un lato buono perché lui era una persona spiritosa, educata, divertente" — disse l'insegnante nel corso delle dichiarazioni spontanee, figlia dello storico capomafia Leonardo Bonafede, descrivendo come ordinario il rapporto con uno dei più sanguinari padrini di Cosa Nostra. 9 anni non sono pochi. Ma la domanda è un'altra: quante persone, in un paese come Campobello di Mazara, continuano a chiamare "normalità" quello che normalità non è?

Il sistema

Laura Bonafede non si limitava a coprire la latitanza del capomafia. Per i pm Piero Padova e Gianluca De Leo — che avevano chiesto 15 anni — l'insegnante gestiva la rete di comunicazione del boss, condivideva segreti e affari, consolidandone il ruolo in Cosa Nostra. Decine i pizzini trovati dopo l'arresto: diari, messaggi, lettere in codice, i dialoghi di una famiglia normale che commentava le dinamiche dell'organizzazione criminale.

Il rapporto non si è mai interrotto, neppure quando nel 2013 arrestarono la sorella del boss e lui consegnò alla maestra una lettera di addio per proteggerla dai controlli. Messina Denaro ha frequentato anche la figlia della donna, condannata per favoreggiamento, trattandola come fosse sua. Due giorni prima dell'arresto, le telecamere del supermercato di Campobello li hanno ripresi insieme.

Le conseguenze per la comunità