Fabrizio Pittalis aveva diciotto anni. Lavorava in un impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti a S'Infurcau, Nuoro. Alle sei del mattino di venerdì 24 luglio, le forche di un muletto manovrato da un collega lo hanno colpito. Non c'è stato nulla da fare. Paolo Roccoli, quarantasette anni, è stato schiacciato da una macchina spazzatrice a Roma. Due morti in ventiquattro ore.

Due morti. Un diciottenne che inizia la giornata di lavoro e finisce ucciso da un muletto. Un quarantasettenne schiacciato da un macchinario. Non è la fatalità. È il fallimento del sistema di prevenzione.

**Il meccanismo.**
Fabrizio e Paolo non si conoscevano. Lavoravano a settecento chilometri di distanza. Ma la loro storia è identica. Il primo in un impianto di rifiuti in Sardegna, il secondo in una ditta nella periferia di Roma. Entrambi uccisi da macchinari. Entrambi in orario di lavoro. Entrambi lasciati soli.

Il sistema è fatto di cose che non funzionano: i corsi di sicurezza ridotti a adempimenti burocratici, le ispezioni che arrivano quando il corpo è già a terra, la formazione che esiste sulla carta ma non nella pratica. Le imprese appaltano i lavori più pericolosi alla seconda fascia, quella che paga meno e forma peggio. Il muletto che ha ucciso Fabrizio era guidato da un collega, non da un operatore specializzato. La Cisl di Nuoro lo dice chiaramente: «Questa tragedia richiama ancora una volta l’urgenza di rafforzare la sicurezza, i controlli e la formazione concreta e continua dei lavoratori, soprattutto dei più giovani».

**Le conseguenze per i deboli.**
Ogni anno in Italia centinaia di lavoratori muoiono. Sono operai, braccianti, edili, addetti alle pulizie. Uomini e donne che svolgono mestieri considerati « a bassa qualificazione». E che pagano con la vita il prezzo di un sistema che considera la sicurezza un costo, non un investimento. I corsi di formazione sono spesso virtuali, le attrezzature di protezione individuale scadenti o inesistenti, i ritmi di lavoro talmente serrati da rendere ogni errore potenzialmente letale. La Uil Sardegna chiede l'attivazione dell'Osservatorio regionale per la salute e sicurezza, varato a giugno. Ma intanto Fabrizio è morto, Paolo è morto, e altri cento moriranno prima che l'Osservatorio produca un effetto reale.

**La domanda.**
Quante morti servono perché la prevenzione diventi una priorità, non una bandiera?