Diciassettemila ettari distrutti in una settimana. Cinquanta interventi dei vigili del fuoco al giorno nella sola provincia di Catania. Temperature che superano i quarantacinque gradi. E la Regione Siciliana, denuncia la deputata Ersilia Saverino, continua a rincorrere l’emergenza senza un piano di prevenzione.

Non è una stagione di incendi. È una strategia fallimentare di gestione del territorio che si ripete identica ogni estate. Diciassettemila ettari in una settimana. Il fuoco avanza, le istituzioni arrancano.

**Il meccanismo.**
La Sicilia brucia ogni anno con la stessa regolarità del calendario. E ogni anno le istituzioni rispondono allo stesso modo: vigili del fuoco, protezione civile, volontari mobilitati in emergenza, Canadair che volano senza sosta. Ma la prevenzione? Secondo Saverino, resta una parola vuota. Il corpo forestale è sotto organico, i vigili del fuoco contano mezzi e personale insufficienti, e i fondi per la manutenzione del territorio vengono tagliati sistematicamente. In Assemblea regionale il Pd ha proposto misure concrete: sostegno agli agricoltori per la manutenzione delle fasce tagliafuoco, interventi strutturali di tutela del territorio, un piano di adattamento climatico. Proposte rimaste inascoltate.

Il meccanismo è tanto semplice quanto devastante: quando l’incendio divampa, tutti si mobilitano. Ma quando le fiamme si spengono, l’attenzione si spegne con loro. Il territorio resta abbandonato, i boschi incolti, le fasce tagliafuoco inesistenti. E l’estate successiva si ricomincia da capo.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi brucia non sono solo gli ettari di macchia mediterranea. Sono le case dei residenti nelle zone periferiche, sono i raccolti degli agricoltori che non hanno assicurazione, è il lavoro dei cento volontari che ogni anno rischiano la vita, sono gli animali morti nelle stalle, i boschi secolari ridotti in cenere. E dopo il fuoco, avverte Saverino, arriva il fango. «Con le prime piogge aumenterà il rischio idrogeologico: oggi spegniamo gli incendi, domani conteremo i danni delle alluvioni». Il conto lo pagano sempre gli stessi: i cittadini dei quartieri periferici, i Comuni senza risorse, i lavoratori dell’indotto agricolo.

**La domanda.**
Con i cambiamenti climatici che rendono questi eventi sempre più frequenti e intensi, la Sicilia continuerà a rincorrere le emergenze? O qualcuno comincerà a prevenire?