La Sicilia perde giovani, competenze e prospettive. Negli ultimi vent'anni l'Isola ha registrato una riduzione della popolazione di oltre 280 mila residenti e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbe subire un ulteriore calo tra il 15 e il 20 per cento. Un giovane siciliano su quattro sceglie un percorso universitario fuori regione: oltre 34 mila studenti frequentano atenei del Centro-Nord.
Non è un'emergenza demografica. È una emorragia programmata. Negli ultimi dieci anni sono stati circa 56 mila i laureati siciliani che hanno lasciato l'Isola. L'88% di chi si forma lontano dalla Sicilia non torna più indietro. Ogni giovane che parte è una perdita di conoscenze, energie e capacità innovative.
**Il meccanismo.**
Il sistema si regge su un equilibrio di omissioni e responsabilità diffuse che nessuno ha intenzione di rompere. Ogni attore scarica su un altro le proprie inadempienze, creando un cortocircuito istituzionale in cui tutti hanno ragione e nessuno ha il dovere di agire. I dati della ricerca del professor Benedetto Torrisi dell'Università di Catania, presentati al convegno "Partecipazione è Responsabilità", raccontano di una popolazione che invecchia e di giovani laureati che cercano fuori ciò che l'Isola non offre: lavoro di qualità, stabilità contrattuale, possibilità di costruire un progetto di vita sostenibile. Il segretario della Cisl Catania Maurizio Attanasio è netto: "La fuga dei giovani non è una fatalità: è il risultato di scelte".
**Le conseguenze per i deboli.**
Come sempre accade in questo Paese, il conto arriva puntuale sulle spalle di chi non ha voce né rappresentanza. Sono i cittadini comuni, i lavoratori, le famiglie che vivono nei territori colpiti a pagare per scelte che non hanno mai condiviso e su cui nessuno li ha mai consultati. Chi resta paga il conto: invecchiamento della popolazione, impoverimento del tessuto sociale, minor capacità di innovazione. Il rischio è quello di un impoverimento non solo demografico ma anche economico e sociale. La Cisl ha lanciato la "Carta di Catania per le Nuove Generazioni", un patto generazionale che coinvolge istituzioni, scuole e università. Ma senza politiche industriali e del lavoro, resta un documento di buone intenzioni.
**La domanda.**
Quanto deve ancora impoverirsi un territorio prima che la classe politica smetta di considerare la partenza dei giovani come un fatto naturale e cominci a creare le condizioni perché possano scegliere di restare?