"I 28 mila forestali della Sicilia non esistono. È un numero che continua a essere evocato ogni volta che l'Isola viene devastata dagli incendi, alimentando una narrazione che non corrisponde alla realtà". Il segretario della Fai Cisl Sicilia Adolfo Scotti smonta il mito con i dati reali: il contingente forestale regionale è composto da circa 12 mila lavoratori stagionali che, rapportati alle effettive giornate lavorative, equivalgono a meno di 6 mila addetti a tempo pieno.
Non è un problema di numeri. È un sistema che ha bisogno di capri espiatori. Quando la Sicilia brucia, si punta il dito contro i forestali. Ma la verità è che dodicimila persone, con un'età media vicina ai sessant'anni, devono presidiare oltre 25 mila chilometri quadrati di territorio tra i più esposti d'Italia al rischio incendi.
**Il meccanismo.**
Il sistema si regge su un equilibrio di omissioni e responsabilità diffuse che nessuno ha intenzione di rompere. Ogni attore scarica su un altro le proprie inadempienze, creando un cortocircuito istituzionale in cui tutti hanno ragione e nessuno ha il dovere di agire. Scotti denuncia che la prevenzione viene fatta al contrario: i cantieri vengono aperti quando il materiale vegetale è già secco, e i lavoratori vengono impiegati nella pulizia di aree comunali prima di aver completato gli interventi nei boschi. "Invertire quest'ordine significa indebolire l'intero sistema di prevenzione". Il risultato è che si rincorre l'emergenza invece di prevenirla, anno dopo anno.
**Le conseguenze per i deboli.**
Come sempre accade in questo Paese, il conto arriva puntuale sulle spalle di chi non ha voce né rappresentanza. Sono i cittadini comuni, i lavoratori, le famiglie che vivono nei territori colpiti a pagare per scelte che non hanno mai condiviso e su cui nessuno li ha mai consultati. I lavoratori forestali vengono usati come capri espiatori di un sistema che non funziona. Hanno un'età media alta, mezzi e attrezzature da rinnovare, contratti stagionali che non garantiscono continuità. Sono loro a difendere il patrimonio boschivo siciliano in condizioni difficili, e loro a subire le accuse quando qualcosa va storto. I più deboli pagano per le inadempienze dei piani alti.
**La domanda.**
Ha senso continuare a chiamare "28 mila forestali" una forza lavoro che non esiste, solo per scaricare le responsabilità su chi ogni giorno rischia la vita per salvare i boschi siciliani?