La Fiom Sicilia lo dice senza mezzi termini: l'investimento annunciato da Isab nella produzione di biocarburanti non basta a salvare il polo petrolchimico di Priolo. Serve una strategia industriale complessiva per l'area industriale siracusana, e serve subito.

Non è solo una vertenza sindacale. È la fotografia di un processo di deindustrializzazione che avviene sotto gli occhi di tutti, mentre il governo guarda altrove. Il progetto Isab rischia di rimanere un'iniziativa isolata se non inserito in una più ampia politica industriale.

**Il meccanismo.**
Il sistema si regge su un equilibrio di omissioni e responsabilità diffuse che nessuno ha intenzione di rompere. Ogni attore scarica su un altro le proprie inadempienze, creando un cortocircuito istituzionale in cui tutti hanno ragione e nessuno ha il dovere di agire. La vicenda Isab si inserisce in un quadro ancora non definito. È ancora in corso il procedimento sul Golden Power, che conferma come il futuro assetto proprietario e la governance del sito non siano stabilizzati. Il segretario generale della Fiom Sicilia Francesco Foti e il responsabile Petrochimici Antonio Recano sono chiari: "Il polo industriale di Priolo non può essere lasciato alle sole dinamiche societarie o finanziarie". Senza una regia pubblica, ogni impresa persegue i propri obiettivi, mentre il polo perde capacità produttiva, competenze e posti di lavoro.

**Le conseguenze per i deboli.**
Come sempre accade in questo Paese, il conto arriva puntuale sulle spalle di chi non ha voce né rappresentanza. Sono i cittadini comuni, i lavoratori, le famiglie che vivono nei territori colpiti a pagare per scelte che non hanno mai condiviso e su cui nessuno li ha mai consultati. "La transizione sarà davvero giusta soltanto se riuscirà a tenere insieme tre obiettivi: decarbonizzazione, sviluppo industriale e lavoro di qualità", dice la Fiom. Se viene meno anche uno solo, non siamo di fronte a una transizione ma a un progressivo ridimensionamento del più importante polo industriale del Mezzogiorno. Migliaia di lavoratori e le loro famiglie aspettano risposte mentre i governi nazionali e regionali restano in silenzio.

**La domanda.**
Quanto ancora può resistere un territorio che ha dato lavoro e sviluppo per cinquant'anni, se lo Stato abbandona il suo principale polo industriale alle sole logiche di mercato?