Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo, ha detto parole che dovrebbero far tremare ogni cittadino: "Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere. Il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali."

Non è una dichiarazione qualsiasi. È la fotografia di uno Stato che ha ceduto la sovranità dentro le proprie mura. Se dentro un carcere non comanda più lo Stato, significa che lo Stato ha perso una delle sue funzioni più elementari: tenere sotto custodia chi ha violato le regole. Chi comanda, allora?

**Il meccanismo.**
Il sistema si regge su un equilibrio di omissioni e responsabilità diffuse che nessuno ha intenzione di rompere. Ogni attore scarica su un altro le proprie inadempienze, creando un cortocircuito istituzionale in cui tutti hanno ragione e nessuno ha il dovere di agire. Il sovraffollamento è il primo anello della catena. Troppi detenuti, spazi insufficienti, personale ridotto all'osso. Le carceri italiane ospitano molto più di quanto potrebbero contenere. I tossicodipendenti non dovrebbero stare in carcere ma non c'è un sistema di assistenza alternativo. Le call conference tra dentro e fuori sono la prova che le connessioni con il mondo esterno non si sono mai interrotte. Il controllo è passato di mano: chi può organizzare una chiamata da una sezione all'altra può organizzare molto di più.

**Le conseguenze per i deboli.**
Come sempre accade in questo Paese, il conto arriva puntuale sulle spalle di chi non ha voce né rappresentanza. Sono i cittadini comuni, i lavoratori, le famiglie che vivono nei territori colpiti a pagare per scelte che non hanno mai condiviso e su cui nessuno li ha mai consultati. De Lucia ha aggiunto un dettaglio che completa il quadro: nelle periferie di Palermo il pizzo si paga perché lo si è sempre fatto. A San Lorenzo la mafia sta tornando alla violenza perché aveva perso il controllo della situazione. Il racket non è più solo un fenomeno di alcune zone. È ovunque. Quando lo Stato abbandona le carceri, abbandona anche i quartieri. I più deboli sono i primi a pagare: lavoratori che subiscono il pizzo, famiglie intrappolate in zone dove la legge è un ricordo, detenuti senza assistenza.

**La domanda.**
Se lo Stato non controlla più le sue carceri, chi ha veramente l'autorità in questo Paese? E per quanto tempo ancora i cittadini accetteranno che si chiami "sovranità" quello che è, ormai, solo un nome sulla carta?