**49 mila ettari di vegetazione in fumo nel 2025. 45 mila nel 2023. La Sicilia è la regione più bruciata d'Italia.** A parlare è Marco Mastriani, coordinatore regionale di Federparchi Sicilia: «Il problema è di natura criminale. La Regione non riesce a comprendere che serve un potenziamento del sistema di vigilanza, controllo e indagini. Non può più essere considerato come caso isolato: è certamente un sistema criminale». Nel 2024 Mastriani aveva incontrato al Ministero dell'Ambiente il sottosegretario Barbaro, i rappresentanti del CUFA dei Carabinieri e l'Assessorato regionale al Territorio. Il CUFA si era detto disponibile a collaborare.

Due anni dopo, quella collaborazione non è mai stata formalizzata. Il CUFA dei Carabinieri — un'eccellenza nazionale per la tutela ambientale — ha offerto tecnologia, satelliti, competenze. La Regione non ha risposto.

Il meccanismo

Gli incendi in Sicilia hanno una caratteristica: si ripetono ogni anno nelle stesse aree, spesso a ridosso di terreni edificabili o aree soggette a vincoli. Le mani criminali — come le chiama Mastriani — bruciano per speculare: per cambiare la destinazione d'uso dei terreni, per cancellare tracce di reati, per aggirare i vincoli paesaggistici e ambientali. È la ecomafia, riconosciuta da anni dai rapporti di Legambiente: per cambiare destinazione d'uso, per cancellare tracce, per aggirare i vincoli. Il sistema di spegnimento è stato potenziato, ma senza indagini e controlli resta un gioco a perdere. Ogni anno la stessa stagione, gli stessi roghi, gli stessi ettari di macchia mediterranea che scompaiono. Il CUFA ha i mezzi per fare indagini con immagini satellitari, ma la Regione non formalizza l'accordo.

Le conseguenze per i deboli

Quando brucia la macchia mediterranea, brucia il polmone della Sicilia. L'aria diventa irrespirabile, le coltivazioni si perdono, il turismo cala. I 28 mila forestali che la Regione dice di avere — e che non esistono, come denuncia la Fai Cisl — sono il simbolo di un sistema che investe tutto nello spegnimento e niente nella prevenzione. I criminali bruciano, i siciliani respirano cenere, e la Regione non chiama i Carabinieri che potrebbero fermare il sistema.

La domanda