La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23339 del 16 luglio 2026, ha respinto la richiesta di risarcimento di un uomo divenuto affetto da ludopatia dopo anni trascorsi tra slot machine e jackpot. I giudici: la scelta di giocare è libera e consapevole, lo Stato non ha obbligo informativo. Lo stesso Stato che incassa miliardi dal settore.
Non è una sentenza isolata. È la fotografia di una contraddizione enorme: lo Stato autorizza, licenzia, pubblicizza e tassa il gioco d'azzardo, incassando miliardi. Poi, quando un cittadino cade nella trappola della dipendenza, si lava le mani. «Non è un Leviatano», scrivono i giudici. Ma un Leviatano che incassa è forse più pericoloso di uno che non interviene.
Il meccanismo
La Cassazione ha stabilito che il cittadino non «è un imbelle che ha da esser guidato per mano» ma un adulto tenuto a conoscere i propri doveri. Parole sacrosante sul piano giuridico. Ma il sistema che permette al giocatore di «incanaglirsi in un vizio liberamente eletto» è lo stesso che sforna spot sulle vincite facili, che autorizza decine di migliaia di slot machine, che raccoglie entrate fiscali da oltre 10 miliardi l'anno. La stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che emette le licenze è quella che il ricorrente accusava di non averlo informato. I media guadagnano dalla pubblicità del gioco. Poi, quando qualcuno cade nella dipendenza, la società si straccia le vesti.
Le conseguenze per i deboli
Chi si ammala di ludopatia perde tutto: risparmi, casa, famiglia. In Sicilia il fenomeno è particolarmente grave, con una delle più alte concentrazioni di slot machine e sale scommesse pro capite. I quartieri poveri sono i più bersagliati. Il giocatore viene prima attirato con la promessa di un guadagno facile, poi abbandonato quando la dipendenza lo distrugge. Le strutture pubbliche per la cura della ludopatia sono poche, sottofinanziate, con liste d'attesa lunghissime.
La domanda
Se lo Stato guadagna miliardi dal gioco d'azzardo, come può sottrarsi alla responsabilità di curare chi quel gioco lo ha distrutto? O si sceglie di essere uno Stato etico che vieta il gioco, o si accetta di essere uno Stato complice che paga il conto sociale delle proprie licenze.