Se fosse per Enel, la centrale Vigata di Porto Empedocle potrebbe chiudere domani. Ma bonificare l'area costa troppo. Così l'azienda ha scelto la via di mezzo: ridurre l'organico da 27 a 11 unità e tagliare l'indotto da 25 a 20 lavoratori. E scaricare il rischio sulla comunità.
Non è una ristrutturazione aziendale. È un conto alla rovescia verso un incidente annunciato. La relazione dei sindacati è agghiacciante: meno personale significa minor controllo sugli impianti, squadre di emergenza sottodimensionate, vigilanza ridotta sulle ditte appaltatrici. E in una centrale con unità turbogas, serbatoi di combustibile e impianti ITAR, ogni minuto di ritardo nella gestione di un'anomalia può trasformarsi in una catastrofe.
Il meccanismo
Il piano è stato presentato ieri in una riunione tra azienda, sindacati e Rsu. Enel vuole ridurre le risorse umane per abbattere i costi di gestione, ma il sito resta operativo. Le unità a turbogas PE3, i serbatoi K2, gli impianti DEMI e ausiliari continuano a funzionare. Con 20 unità totali — tra diretti e indotto — la composizione delle squadre di emergenza diventa impossibile. I sindacalisti presenti hanno parlato di «rischio di esplosione», termine non usato a caso. La vigilanza sulle 18 imprese appaltatrici che lavorano nel sito verrebbe ridotta al minimo, aumentando i rischi interferenziali. In caso di guasto, i tempi di reazione si allungherebbero. In caso di incidente, le conseguenze colpirebbero le abitazioni di via Crispi, il centro storico, fino alla zona alta della città.
Le conseguenze per i deboli
I lavoratori di Porto Empedocle, Raffadali, Favara e dei comuni limitrofi verranno distaccati in altre sedi, lontano da casa. Qualcuno prenderà un piccolo aumento per addolcire la pillola del trasferimento. Ma il territorio riceve una centrale dimezzata, con minore copertura, meno sicurezza, più rischi. Mentre Enel risparmia sui costi, gli empedoclini restano con un impianto pericoloso e personale insufficiente. Il classico modello: i profitti vanno al Nord, i rischi restano in Sicilia.