Un vasto popolo di amici e ammanigliati ha reso omaggio l'altra sera al presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno. Il pretesto: i trent'anni della Fondazione Federico II. La Fondazione trasformata in un crocevia di scandali da Sabrina De Capitani, la «ape regina» rinviata a giudizio per corruzione assieme allo stesso Galvagno. Alla festa, senza badare a spese, hanno partecipato governanti e opposizione, ex presidenti e alta borghesia.
Non è una festa di compleanno. È la prova generale del sistema di potere siciliano: un brindisi collettivo per dimostrare che in Sicilia basta alzare un calice per cancellare quell'impiccio chiamato questione morale. Galvagno, l'ex golden boy di Fratelli d'Italia, ha voluto mandare un messaggio: le inchieste passano, il potere resta.
Il meccanismo
La Fondazione Federico II è un ente culturale dell'Ars, finanziata con fondi pubblici, che costa centinaia di migliaia di euro l'anno ai contribuenti siciliani. Con Galvagno presidente e De Capitani alla gestione, si è trasformata in un crocevia di appalti sospetti, consulenze d'oro e incarichi senza gara. Quando la magistratura ha bussato, il mondo politico ha risposto con una festa in piazza del Parlamento. Hanno partecipato deputati regionali di maggioranza e opposizione, assessori, ex presidenti. Il messaggio è trasversale: le indagini sono un fastidio, non un problema.
Le conseguenze per i deboli
I soldi della Fondazione sono soldi pubblici. Ogni euro speso per feste, gettoni di presenza e consulenze d'oro è un euro sottratto ai servizi essenziali. Sono gli stessi che mancano per le strade, per gli ospedali, per le scuole. Mentre l'Ars festeggia, i siciliani aspettano una legge sul bilancio, i precari della sanità non vengono pagati, le liste d'attesa si allungano. Il teatro della politica consuma le risorse che dovrebbero servire ai cittadini. E la morale pubblica viene sepolta sotto una montagna di brindisi e sorrisi di circostanza.