La Corte di Cassazione ha stabilito che ai lavoratori ex Tim è stato illegittimamente assorbito il sovraminimo contrattuale nel 2018. Una sentenza definitiva che restituisce dignità a centinaia di lavoratori in Sicilia e apre un precedente nazionale.
Non è una sentenza. È un'ammissione. Per anni le aziende — pubbliche e private — hanno usato il trasferimento da una società all'altra per tagliare gli stipendi, assorbire i benefit, cancellare i diritti acquisiti. La Cassazione dice: non si può fare. Ma quante volte è già successo?
Il meccanismo
I lavoratori ex Tim, transitati ad altre società del gruppo o a società partecipate, avevano visto il loro sovraminimo contrattuale — una voce retributiva aggiuntiva maturata negli anni di servizio — assorbito nel 2018 senza alcuna giustificazione economica o contrattuale. La Slc Cgil ha impugnato la decisione, portando il caso in tribunale, in appello e infine in Cassazione. La Suprema Corte ha dato ragione ai lavoratori con una sentenza definitiva.
La sentenza è definitiva. Stabilisce che il sovraminimo contrattuale non può essere assorbito unilateralmente dall'azienda, perché fa parte del patrimonio retributivo acquisito dal lavoratore nel corso della sua carriera. Una decisione che riguarda non solo i dipendenti Tim in Sicilia, ma potenzialmente migliaia di lavoratori in tutta Italia che hanno subito lo stesso trattamento in occasione di cessioni di rami d'azienda o internalizzazioni.
Le conseguenze per i deboli
Centinaia di famiglie in Sicilia avevano visto il proprio reddito ridursi senza poter far nulla. Un taglio silenzioso, nascosto dietro la burocrazia dei passaggi societari, che colpiva operai e impiegati che avevano costruito la loro carriera nell'azienda pubblica e si erano ritrovati in una partecipata senza più tutele. La sentenza della Cassazione non restituisce solo i soldi: restituisce la certezza che il contratto è ancora una legge, anche quando l'azienda è più forte.
Ma quante vertenze analoghe sono ancora aperte? Quanti lavoratori hanno smesso di lottare perché convinti che contro una multinazionale non si vince? La Cassazione dice che si vince. Ma bisogna arrivare fin lì.