A Fincantieri Palermo è stata aperta la procedura di cassa integrazione per le giornate di caldo estremo segnate dal bollino rosso. La Fiom accoglie con favore la decisione: un primo riconoscimento per i lavoratori che da settimane operano con temperature oltre i 40 gradi nei reparti.

Non è un diritto. È una concessione. Perché in Italia, nel 2026, un lavoratore deve ancora aspettare che il caldo diventi "emergenza nazionale" per vedersi riconoscere che operare a 42 gradi in un capannone senza climatizzazione non è lavoro. È sopravvivenza.

Il meccanismo

La procedura di cassa integrazione per "caldo estremo" non è prevista dalla legge. È una misura che le aziende attivano caso per caso, quando la pressione sindacale diventa insostenibile e le condizioni ambientali raggiungono livelli oggettivamente pericolosi per la salute dei lavoratori. A Fincantieri Palermo, i delegati Fiom hanno insistito per giorni prima che l'azienda riconoscesse l'impossibilità di lavorare in quelle condizioni. Giorni in cui gli operai hanno continuato a saldare e montare lamiere sotto un caldo che a mezzogiorno superava i 45 gradi all'interno del capannone.

Il problema non è solo Fincantieri. A Palermo, il negozio JD Sports Fashion del centro commerciale Forum ha registrato temperature insopportabili per il malfunzionamento dell'impianto di climatizzazione. La Filcams Cgil ha chiesto l'intervento dello Spresal — il servizio di prevenzione e sicurezza dell'Asp — per verificare le condizioni dei lavoratori. In entrambi i casi, il caldo non è la causa. È il sintomo.

Le conseguenze per i deboli

I lavoratori dei cantieri navali, dei negozi, dei magazzini non hanno il condizionatore in ufficio. Lavorano in capannoni di lamiera, in vetrine esposte al sole, in reparti dove l'aria non circola. Quando il termometro tocca i 45 gradi in città, dentro quei luoghi si muore. Letteralmente: a Latina, in meno di 24 ore, due operai edili sono morti per colpi di calore.

La cassa integrazione a Fincantieri non è un risultato. È l'ammissione che il sistema non è in grado di proteggere chi produce ricchezza.

La domanda