All'ospedale Civico di Palermo la corrente salta. Non una volta. Non per pochi minuti. Da giorni i distacchi di energia elettrica si ripetono con frequenza crescente, mettendo in ginocchio il pronto soccorso e diversi reparti. In un ospedale che dovrebbe essere il luogo più sicuro della città.

Questa è la fotografia della sanità pubblica in Sicilia: un sistema che crolla sotto il peso del caldo, di infrastrutture vetuste e di una manutenzione che non arriva mai. Non è un caso isolato. È il meccanismo che si ripete in ogni ospedale dell'Isola.

Il meccanismo

I blackout all'ospedale Civico di Palermo non sono un fenomeno atmosferico. Sono il risultato di una rete elettrica pubblica che non è stata adeguata, di impianti interni che non vengono sostituiti da decenni, di una gestione che aspetta l'emergenza per intervenire. I distacchi colpiscono il pronto soccorso — il reparto dove ogni minuto conta — e si propagano ai piani superiori, dove i pazienti ricoverati restano al buio.

Il caldo record di questi giorni, con temperature che a Palermo hanno superato i 40 gradi, ha solo accelerato un processo già in atto. I condizionatori lavorano al massimo, la rete non regge, e il conto lo pagano i pazienti. Non è un guasto tecnico. È un cedimento strutturale.

Le conseguenze per i deboli

Chi subisce? I pazienti in attesa al pronto soccorso, che già aspettano ore su una barella. I ricoverati nei reparti, spesso anziani, che restano al buio con il personale che cerca di fare miracoli con una torcia. I lavoratori sanitari, costretti a operare in condizioni che nessun ufficio privato tollererebbe per un solo minuto. I chirurghi che devono operare senza garanzia che la luce tenga. I familiari che vedono i propri cari in un ospedale che sembra un reparto di guerra.

Il Civico è l'ospedale più grande di Palermo. Serve un bacino di centinaia di migliaia di persone. Se la corrente salta lì, salta la sicurezza sanitaria di mezza provincia.

La domanda