**Sotto la superficie di terreni industriali in provincia di Novara, per anni, sono finite migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dai cantieri. Materiali classificati come inerti, ma anche terre contaminate da idrocarburi e sostanze potenzialmente cancerogene. Smaltiti senza procedure, trasformati in un business.** L'indagine “Terre Pulite” dei carabinieri ha portato a un blitz tra Verbania e Novara con otto persone raggiunte da misure cautelari, accuse che spaziano dal traffico illecito di rifiuti alle intimidazioni con metodo mafioso, fino a episodi di usura e gestione occulta di società.
Non è solo un affare di rifiuti: dodicimila tonnellate di materiali inerti e oltre 500 tonnellate di terre da scavo contaminate da idrocarburi e Ipa — idrocarburi policiclici aromatici, composti tossici e cancerogeni — sono state interrate illegalmente. Il sistema ha fruttato un risparmio di 300mila euro sui costi regolari di smaltimento e 350mila euro di ecotassa regionale evasa. Seicentocinquantamila euro. La terra avvelenata come investimento.
Il meccanismo
Il cuore del sistema era un terreno di Paruzzaro, nel Novarese, un'area industriale dove sarebbero stati accumulati grandi quantitativi di materiale proveniente da diversi cantieri. Qui la terra veniva interrata a prezzi molto più bassi rispetto al mercato, con uno sconto stimato tra il 40 e il 50 per cento. Ma il guadagno non arrivava soltanto dallo smaltimento abusivo: la stessa terra, pur essendo considerata rifiuto, veniva poi rivenduta come materiale riutilizzabile per altri lavori, senza adeguate analisi sulla composizione chimica.
Per dare un'apparenza di regolarità, il gruppo utilizzava documenti di trasporto e certificazioni falsi. Le aziende coinvolte erano formalmente intestate ad altre persone, ma gestite di fatto dal principale indagato, un cinquantenne residente a Meina, risultato collegato ad ambienti della ‘ndrangheta, in particolare alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, con presenze consolidate nel Nord Italia.
Le conseguenze per i deboli
A rischiare sono i residenti delle aree industriali del Novarese, che hanno vissuto per anni accanto a terre contaminate da idrocarburi e composti cancerogeni senza saperlo. Il ristoratore di Arona che ha ricevuto un prestito in contanti da 25mila euro e in sei mesi avrebbe dovuto restituirne 30mila — un tasso di interesse usurario — è il volto umano di un sistema che usa la ‘ndrangheta non solo per interrare veleno, ma per controllare il territorio: intimidazioni, usura, società fittizie. Le quattro società sequestrate e il terreno di Paruzzaro sono solo la superficie.