**Un vigile del fuoco di 59 anni è morto a Caltanissetta, investito dalle fiamme mentre spegneva un incendio. Un suo collega è finito in ospedale. Nello stesso giorno, la Regione Siciliana ha registrato 344 roghi.** Il presidente Renato Schifani ha posato davanti alle telecamere nella sala operativa di Palermo, lodando l'efficienza dei soccorsi e una macchina che gestisce l'improponibile cifra di 344 incendi in un solo giorno.

Vedere la stanza dei bottoni scimmiottare una control room della Nasa per le missioni su Marte, mentre il governatore si dondola sulla sedia del potere a favore di telecamera, è l'ennesimo insulto all'intelligenza dei cittadini. 5.000 forestali e centinaia di vigili del fuoco mobilitati dopo che il disastro è compiuto. Questa non è gestione: è la glorificazione del fallimento della prevenzione.

Il meccanismo

Il copione si ripete identico dal 2017: ritardi nella programmazione, mezzi obsoleti, territori devastati (oltre 4.700 ettari andati in fumo solo a inizio estate 2026) e la solita richiesta di “Stato di emergenza” utile a sbloccare valanghe di soldi pubblici per comprare autobotti dell'ultimo minuto. Un business dell'emergenza perpetuo che non tutela nessuno, se non le tasche di chi specula.

La cosa più drammatica è che le soluzioni scientifiche esistono, sono italiane e costano pochissimo. FIRE-SAT, un software predittivo brevettato dal CNR-IMAA della Basilicata, incrocia i dati satellitari europei di Copernicus con sensori termici per calcolare quotidianamente l'indice di secchezza e il rischio effettivo, permettendo di dislocare i mezzi prima del rogo. In Basilicata ha funzionato, dimezzando le aree bruciate. Costerebbe meno di 150.000 euro di gestione software. Invece la Regione ha preferito spendere 26 milioni di fondi europei per il progetto “Sicily Cyber Security”, una pesante infrastruttura di 8.000 sensori fisici che oggi, in piena allerta rossa, si scontra con la lentezza dei collaudi.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono i vigili del fuoco, i forestali, i cittadini delle zone rurali. Il vigile di 59 anni morto a Caltanissetta lascia una famiglia. I 4.700 ettari bruciati sono terra che non produce più, aria che i cittadini respirano carica di polveri sottili, futuro sottratto a comunità intere. I sindacati del comparto, dalla UILA ai Cobas, denunciano da anni ritardi nella programmazione e mezzi obsoleti, ma le loro voci vengono sommerse dal rumore delle autobotti acquistate in emergenza.

Chi siede sulle poltrone del governo siciliano e ignora la scienza non è inefficiente: è complice moralmente di un disastro ambientale ed umano.

La domanda