Un portone in ferro di nuova fattura installato all’ingresso di uno stabile fatiscente in via Juvara. Un sistema di videocamere posizionate in più punti per monitorare i movimenti all’esterno. Sedie e tavolini all’interno, allestiti per lo spaccio e il consumo di crack. La polizia di Catania ha smantellato una piazza di spaccio nel quartiere San Cristoforo, arrestando un pregiudicato di 38 anni.

"Non è un semplice blitz. È la dimostrazione che la criminalità organizzata investe in tecnologia e infrastrutture, mentre lo Stato arriva sempre dopo."

Il meccanismo

Il fortino era stato allestito con cura: telecamere di sorveglianza collegate a un monitor interno, un portone blindato per bloccare l’accesso, scarichi appositamente preparati per far sparire la droga in caso di irruzione. Gli agenti delle Volanti hanno notato alcuni giovani noti come assuntori nei pressi dello stabile e, con la massima cautela per evitare che scattasse l’allarme, hanno perlustrato le vie circostanti individuando il punto d’accesso. Quando si sono avvicinati, un uomo ha tentato di chiudere il portone. È stato bloccato immediatamente. Il pusher era riuscito a disfarsi di alcune dosi gettandole nello scarico, ma i poliziotti hanno recuperato 22 grammi di hashish, 22 grammi di crack e oltre 400 euro in contanti. Droga, denaro, bilancini e materiale per il confezionamento. Tutto parlava di un’attività organizzata, non di spaccio occasionale: lo stabile era adibito esclusivamente allo smercio e al consumo, con sedie e tavolini allestiti come in un bar della droga.

Il 38enne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio e condotto in carcere in attesa del giudizio di convalida.

Le conseguenze per i deboli

San Cristoforo è uno dei quartieri popolari di Catania, dove la disoccupazione giovanile è alta e lo spaccio diventa l’unica fonte di reddito per molti. Il crack distrugge i consumatori più poveri, quelli che non possono permettersi cocaina ma pagano le dosi con pochi spiccioli. E quando la piazza di spaccio viene chiusa, se ne apre un’altra, a poche centinaia di metri, perché il problema non è solo poliziesco: è sociale, è economico, è l’assenza di alternative per un’intera generazione.

La domanda