Oltre 1.300 ettari di praterie di Posidonia oceanica, una barriera naturale che in alcuni punti risale quasi fino alla superficie, specie protette come la Pinna nobilis. E’ questo il patrimonio sommerso dei fondali di Brucoli-Agnone, nel comune di Augusta. Italia Nostra ha scritto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin chiedendo l’istituzione di un’Area Marina Protetta, da inserire nella prossima legge di bilancio.

"Non è una richiesta di tutela. È un grido d’allarme per un ecosistema che rischia di sparire sotto i colpi del traffico nautico, della pesca intensiva e dell’incuria."

Il meccanismo

L’area è già una Zona Speciale di Conservazione, ma il titolo formale non basta a proteggerla. Senza un’Area Marina Protetta vera e propria, con divieti e regole di fruizione, i fondali restano esposti a tutte le pressioni: barche che solcano senza controllo sopra le praterie di Posidonia, pesca a strascico illegale, scarichi industriali che dal vicino petrolchimico raggiungono il mare. Il presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, ha dichiarato che l’istituzione della riserva sarebbe "un investimento strategico per il territorio, capace di favorire un turismo sostenibile, la ricerca scientifica e l’educazione ambientale".

Il progetto ha già un percorso avviato: nel 2015 un’associazione temporanea tra Università di Messina, Comune di Augusta e Italia Nostra ha iniziato gli studi propedeutici. Nel 2017 sono partite le ricerche sul campo, con una proposta di perimetrazione in tre zone. Ma da allora, nulla. I progetti giacciono. Il tempo passa.

Le conseguenze per i deboli

L’Area Marina Protetta non proteggerebbe solo la natura: creerebbe posti di lavoro nel turismo sostenibile e nella ricerca. In un territorio come Augusta, dove il petrolchimico non offre più occupazione come un tempo e la riconversione industriale è una chimera, un polmone blu potrebbe significare futuro. Invece si preferisce lasciare che il mare si degradi, che i fondali si impoveriscano, che le praterie di Posidonia arretrino. A perdere sono i giovani che cercano lavoro, i pescatori onesti, i cittadini che vorrebbero una costa vivibile.

La domanda