Il 31 luglio 2026, alle dieci del mattino, i sindaci dei Comuni dell’Area ad elevato rischio di crisi ambientale si siederanno attorno a un tavolo nel Palazzo municipale di Priolo Gargallo. Oggetto della riunione: i miasmi che da mesi, con intensità crescente, rendono irrespirabile l’aria della zona industriale più vasta della Sicilia orientale.

"Non è un vertice tecnico. È l’ammissione che un’intera area geografica è stata abbandonata dalle istituzioni superiori e che i sindaci devono arrangiarsi da soli."

Il meccanismo

L’AERCA comprende i comuni di Priolo Gargallo, Siracusa, Augusta, Melilli e Floridia, una delle zone a più alta densità industriale del Mediterraneo: petrolchimico, raffinerie, centrali termoelettriche, industrie chimiche. Le emissioni odorigene sono il sintomo di un sistema produttivo che scarica da decenni sull’ambiente e sulla salute dei cittadini il costo nascosto della produzione. Il sindaco Pippo Gianni ha scritto ai colleghi invocando un’azione comune: condividere dati, coordinare iniziative, fare fronte comune per sollecitare interventi concreti dagli organismi competenti. Parole che suonano come una richiesta d’aiuto, l’ammissione implicita che gli enti sovracomunali — Regione, Arpa, ministero — non hanno fatto abbastanza per fermare un fenomeno che si ripete ormai da anni con regolarità stagionale.

Il perdurare dei miasmi, scrive Gianni, "continua a destare forte preoccupazione tra i cittadini". Ma la preoccupazione non si traduce in azioni risolutive: mancano un monitoraggio continuo, un piano di prevenzione, sanzioni efficaci per chi inquina.

Le conseguenze per i deboli

I cittadini dei comuni dell’AERCA respirano da anni un’aria che sa di zolfo e idrocarburi. I dati epidemiologici sono noti: incidenza di tumori e malattie respiratorie superiore alla media regionale. Chi può permettersi di andarsene, lo fa. Chi resta, spesso perché non ha alternative, paga con i polmoni il prezzo di un sistema industriale che non ha mai internalizzato i costi ambientali. I più esposti sono gli anziani, i bambini, i lavoratori dell’indotto che non possono allontanarsi.

La domanda