Giorgia Meloni arriva a Palermo lunedì scorso. Visita il Museo del Presente. L'invito è per tutti gli onorevoli di Fratelli d'Italia. Tutti tranne due: il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno e l'assessore regionale al Turismo Elvira Amata. I due patrioti sotto processo per corruzione restano fuori.

«Non è un caso. È il modo in cui lo stato maggiore di FdI affronta la questione morale. Senza parole forti, senza strappi. Solo una sedia vuota. Una strategia del silenzio che dice più di qualsiasi discorso ufficiale: i tuoi non si toccano, ma nemmeno si mostrano.»

Il meccanismo del silenzio

Lunedì Meloni ha scelto la linea della cautela. Nessuna foto con Galvagno e Amata, entrambi imputati. Ma nessuna presa di distanza, nessuna richiesta di dimissioni. Il messaggio è chiaro: il problema non è la corruzione, è l'immagine. Finché il processo non fa notizia, si può restare al proprio posto. Galvagno è ancora presidente dell'Ars, Amata è ancora assessore. La premier non li ha difesi, ma non li ha neppure condannati. Ha solo nascosto la polvere sotto il tappeto, sperando che nessuno la vedesse.

Domenica si replica. All'hotel San Paolo i massimi dirigenti del partito affronteranno la questione mafiosa. Un tema che in Sicilia non è mai solo una discussione accademica: è il pane quotidiano di un'isola che da cinquant'anni aspetta risposte dalla politica. Da Arianna Meloni a Galeazzo Bignami, da Donzelli a Sbardella. Tutti presenti. Tranne Galvagno, che per il ruolo che ricopre sarebbe dovuto essere in prima fila. Invece no. Un'altra sedia vuota.

Le conseguenze per la Sicilia

Questo meccanismo produce un risultato preciso: la normalizzazione della corruzione. Se un presidente dell'Ars sotto processo può continuare a guidare il parlamento regionale, se un assessore indagato resta in giunta, allora il messaggio per i cittadini è che rubare non costa nulla. Basta non farsi beccare durante la visita della premier.

Intanto la Regione Siciliana continua a funzionare con un presidente dell'Ars che rischia la condanna e un'assessore al Turismo che dovrebbe promuovere l'isola mentre combatte in tribunale. Chi paga? I siciliani. Che si vedono rappresentati da politici sotto processo, mentre le istituzioni tacciono.