Pfizer Catania: 300 posti di lavoro a rischio. Lo stabilimento etneo della multinazionale farmaceutica dovrebbe dismettere due linee produttive. Ma al tavolo del Mimit è emerso un elemento che preoccupa più degli esuberi stessi: l'azienda avrebbe aperto alla possibilità di cedere il sito a un soggetto "collaterale al business", non necessariamente del settore farmaceutico.

Non è solo una vertenza occupazionale. È la cartina di tornasole di un sistema dove la salute dei cittadini e il lavoro dei siciliani diventano merce di scambio tra multinazionali. Il sito di Catania produce farmaci. Se passa a un soggetto senza esperienza farmaceutica, cosa ne sarà della qualità, della sicurezza, della ricerca? E dei 300 lavoratori?

Il meccanismo

Il meccanismo è quello della ristrutturazione aziendale: si annunciano esuberi, si apre un tavolo al ministero, si chiedono ammortizzatori sociali. Ma stavolta c'è un elemento nuovo: Pfizer avrebbe dichiarato per la prima volta che, se decidesse di vendere il sito di Catania, potrebbe cederlo anche a un operatore "collaterale al business". Tradotto: un fondo di investimento, una società finanziaria, chiunque, purché compri. Il sindacato FIALC CISAL, attraverso il segretario nazionale Giuseppe La Mendola, ha chiesto garanzie: "Chiediamo che venga formalizzata una clausola di salvaguardia che imponga contrattualmente all'azienda l'obbligo di cedere il sito esclusivamente a un operatore esperto nel settore farmaceutico".

Il ministro Urso ha chiesto a Pfizer di rivedere il piano. Il prossimo tavolo è fissato per il 24 settembre. Ma il tempo stringe e i lavoratori restano in attesa.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga sono i 300 lavoratori dello stabilimento e le loro famiglie. Ma non solo: se il sito viene ceduto a un soggetto senza competenze farmaceutiche, a perderci è l'intero sistema sanitario siciliano. Perché uno stabilimento che produce farmaci non è un capannone qualsiasi: è un asset strategico per la filiera farmaceutica nazionale. E se chiude o viene svenduto, i farmaci si importeranno dall'estero, a prezzi più alti. A pagare saranno i malati.

La domanda